Libia: il maresciallo Khalifa Haftar attacca Tripoli, sfumano le possibilità di una soluzione politica

Libia: il maresciallo Khalifa Haftar attacca Tripoli, sfumano le possibilità di una soluzione politica

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

“Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso. Oggi rispondiamo alla chiamata della nostra gente, nella nostra capitale. Faremo tremare la terra sotto ai piedi ai tiranni che hanno consegnato la Libia alla corruzione.”

Sono queste le parole con cui, nella giornata di venerdì, il maresciallo Khalifa Haftar ha lanciato la sua offensiva contro la capitale. La basmala, con cui si aprono tutte le sure del Corano ad eccezione della IX e che indica la precisa volontà di Haftar di agire secondo il volere di Dio, e poi l’attacco contro “i tiranni” alla guida del Governo di Accordo Nazionale, uno su tutti il premier al-Sarraj. L’azione militare arriva ad una settimana dalla conferenza di Gadames, prevista dal 14 al 16 di Aprile e appuntamento-chiave nella roadmap delle Nazioni Unite. Roadmap che, è opportuno ricordarlo, mira ad arrivare entro un anno a nuove elezioni parlamentari e ad una nuova Costituzione al fine di garantire la stabilità in un Paese in cui da ormai otto anni si combatte una guerra civile senza esclusione di colpi.

Ancora una volta i protagonisti dello scontro sono tre. Khalifa Haftar, il militare sostenuto tra gli altri da Russia e Francia, che nelle scorse settimane ha lanciato un’offensiva nel sud del Paese strappando alcuni giacimenti strategici alle forze del Governo di Accordo Nazionale; Fayez al-Sarraj, premier riconosciuto dalle Nazioni Unite che gode tra gli altri dell’appoggio di Italia, Qatar e Turchia e infine la complessa galassia di milizie che negli anni si sono rivelate una rete di sicurezza fondamentale per i due contendenti.

Nelle ultime settimane era stato Haftar a far parlare nuovamente di sé: l’offensiva militare nel sud del Paese, presentata come “operazione di controterrorismo”, è stata in realtà la mossa che gli ha permesso di conquistare – seppur per un breve periodo, alcuni giacimenti petroliferi strategici, mentre alcune sue fotografie a Riad in compagnia di re Salman bin ʿAbd al-ʿAziz Al Saʿud hanno fatto il giro del mondo.

Se inizialmente l’attacco contro Tripoli sembrava inserirsi pienamente nella strategia muscolare del maresciallo in vista dei negoziati alla conferenza di Gadames i recenti sviluppi portano a pensare che Haftar abbia intenzione di prendere la capitale. Con quali tempi e modi, tuttavia, è ancora da stabilire: è probabile che il maresciallo voglia entrare in città da salvatore, evitando il bagno di sangue e contando sulla legittimazione da parte di alcune milizie fedeli ad al-Sarraj. Il premier, dal canto suo, non è rimasto a guardare e nella giornata di domenica ha lanciato la controffensiva “Vulcano di rabbia” con cui ha dato ordine di bombardare le postazioni dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico di Haftar. Le milizie del Governo di Accordo Nazionale, le stesse che gestiscono la sedicente Guardia costiera libica e i centri di detenzione per migranti presenti lungo la costa, avrebbero iniziato ad armare gruppi di sudanesi ed eritrei con cui vorrebbero ingrossare le fila dell’esercito di al-Sarraj offrendogli in cambio la scarcerazione.  

Le stime dell’OMS, per il momento, parlano di 47 morti e 81 feriti negli scontri vicino Tripoli. In città, intanto, è stato riaperto per i voli notturni l’aeroporto internazionale di Mitiga, precedentemente bombardato dalle forze di Haftar.

La comunità internazionale ha reagito dichiarando una ferma opposizione agli scontri, mentre le Nazioni Unite hanno cercato di imporre un cessate il fuoco di almeno due ore, ignorato da ambedue le parti.

Il portavoce del Governo di Accodo Nazionale, intanto, riferisce di una telefonata tra al-Sarraj e Conte in cui il premier di Tripoli ha ringraziato l’Italia per il supporto, rinnovato la sua intenzione ad opporsi all’avanzata di Haftar e detto che “i criminali di guerra saranno portati alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja per essere condannati”. Indipendentemente dalle intenzioni è ormai chiaro che la posizione di potere di al-Sarraj, che pure non è mai stata salda, sia sempre più in bilico. Solo gli sviluppi nei prossimi giorni potranno chiarire quale sarà il futuro del Paese, dalla cui stabilizzazione dipende molto anche il ruolo dell’Italia nella sponda sud del Mediterraneo.