Var, così proprio non va!

Var, così proprio non va!

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Franco Leonetti –

Il Var? Così non va! Non va proprio, verrebbe da aggiungere. Il problema del mezzo tecnologico nel calcio sta a monte. Lo scorso anno, vero debutto del Video Assistant Referee in Italia, la sensazione era stata positiva, con le statistiche di fine anno a confermare la sensazione, e con dati inoppugnabili, ben 8 errori su 10 sanati, insomma un bel miglioramento e una forma equa per tutte le contendenti del nostro massimo campionato. Vero che le polemiche non erano mancate, ma chi pensava che con il Var sparissero acidità e asperità dialettiche, non considerava che anche il mezzo tecnologico è gestito da umani, e quindi fallibili.

Dall’inizio di questa stagione in corso, però, il Var ha da subito prestato il fianco a molteplici critiche, facendo avvampare accalorate polemiche, veicolate da interpretazioni discordi e una discrezionalità pericolosa, talvolta confusa, da parte degli arbitri e del controllo in sala Var. Il turno scorso di campionato ha certificato tutto ciò, con gli episodi contestati di Alex Sandro in Juventus-Milan e il rigore avventato fischiato, pro Lazio, per l’intervento di Locatelli del Sassuolo.

Ma questa stagione, sino a qui, ha purtroppo distillato perle amare che lasciano sconcertati gli osservatori di calcio e i tifosi. Molte volte le decisioni arbitrali, in sinergia con il mezzo meccanico, sono apparse offuscate, nebbiose, soprattutto nel non tenere contro delle dinamiche e dei movimenti di un calciatore, del posizionamento delle braccia, che sono basilari per l’equilibrio in una scivolata o in uno stacco aereo, Un  problema non di poco conto, perché chi detta certe definizioni pare non aver mai giocato a calcio o calcato un terreno di gioco, con osservazione meticolosa di quelle che sono le leggi della fisica. Il rigore fischiato contro ad Alex Sandro a Napoli, ebbene sì ancora lui, non poteva avere un senso logico, perché un calciatore che stacca di testa, mentre ricade, non può certamente tenere le braccia adese al corpo.

Per non parlare poi di altri svarioni clamorosi come lo scandaloso rigore fischiato contro l’Inter a Firenze nel recupero di gara, con D’Ambrosio che, prima subisce un fallo non rilevato, e poi si vede accordare contro un penalty per un tocco di petto. Si esattamente, un tocco di petto. Questo episodio avrebbe dovuto rappresentare la fatidica goccia atta a far traboccare il vaso, invece no. Si è perseverato nelle interpretazioni e nelle discrezionalità dei singoli arbitri, coadiuvati dai “varisti” in sala controllo.

Il vero problema, ormai appare chiaro, è uno ed uno solo: servono urgentemente paletti fermi, ininterpretabili, nel protocollo internazionale, per togliere ogni dubbio, facilitando il compito di chi deve prendere le decisioni, altrimenti si perde credibilità, come sta inevitabilmente accadendo. Con l’avvento del Var si pensava ad un’eliminazione pressoché definitiva della discrezionalità arbitrale, applicando i punti come da protocollo, invece questa stagione sta regalando caos e “letture” diverse per falli o interventi. E tutto ciò non è praticabile. Il Var, fatta salva una piccola soglia d’errore per la componente umana, deve essere uguale per tutti, e per arrivare a ciò serve un regolamento-protocollo chiaro, senza possibilità di interpretazioni cervellotiche, supportato da un’applicazione fedele alle normative sul prato verde. Il tifoso si attende solo questo, e ha tutte le ragioni nel pretendere chiarezza, una volta per tutte.