Cenerentola una di noi: Simone de Beauvoir e la filosofia femminista

Cenerentola una di noi: Simone de Beauvoir e la filosofia femminista

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

La donna? È semplicissimo – dice chi ama le formule semplici: è una matrice, un’ovaia; è una femmina: ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola femmina suona come un insulto”.

Scriveva così Simone de Beauvoir (1908-1986), filosofa francese compagna di vita dell’esistenzialista Jean-Paul Sartre, nel suo celebre saggio Il secondo sesso, dato alle stampe a Parigi nel 1949.

La de Beauvoir con la sua filosofia ha segnato un’epoca, ispirando gli ideali alla base dell’emancipazione femminile. Ma partiamo da dove tutto ha avuto origine…

Cenerentola è una bellissima ragazza, orfana di entrambi i genitori. Dopo la morte del padre, Cenerentola viene come resa schiava dalla matrigna e dalle sue due figlie, Anastasia e Genoveffa. È costretta a pulire, fare da mangiare, occuparsi dell’orto, fare la spesa e assecondare ogni richiesta della padrona. Cenerentola perde la sua identità, ma soprattutto la sua dignità.

Ecco, questa è la descrizione che in qualche modo fa la de Beauvoir della donna, o meglio, di come l’uomo vede il gentil sesso.

La donna è una sorta di Cenerentola, da sempre condannata ai margini della società, quasi totalmente priva di diritti. Una donna che deve stare a casa, costretta all’interno delle mura domestiche, per compiacere i desideri sessuali del proprio uomo, dargli figli, per poi occuparsene lei stessa.

La de Beauvoir, madrina del femminismo, è sempre stata in prima linea per difendere l’autonomia e i diritti della donna, che non deve più essere quella Cenerentola che tutti noi conosciamo, ma deve trasformarsi in principessa. Cenerentola deve sposare il suo principe azzurro, deve subire quella metamorfosi cruciale e necessaria per ripristinare identità e dignità perdute.

La donna non è più solo sposa e madre: l’emancipazione la porterà a essere individuo autonomo, a godere di pieni diritti e a decidere, per esempio, della propria sessualità.

Certo, sono cambiate molte cose dal 1949: di mezzo i Sessantottini con i loro ideali hanno cercato di arginare fenomeni discriminatori con la filosofia dell’amore e della libertà.

Ora quella Cenerentola può prendere la pillola anticoncezionale senza chiedere il permesso alla sua matrigna, può amministrare la propria sessualità come meglio crede, può uscire da quelle quattro mura, lavorare e portare a casa uno stipendio che la soddisfi appieno. Può sposarsi quel principe azzurro che tanto sognava, diventando una vera principessa. Quella Cenerentola può anche abortire o decidere che il principe azzurro lo lascia ad altre, perché in fondo lei ama una principessa.

Certo, sono cambiate molte cose dal 1949: non è cambiata, forse, la forma mentale di alcuni uomini, che credono ancora che la donna sia quella matrice, quell’ovaia, quella Cenerentola che non potrà mai andare al ballo. Ma chissà, forse un giorno debelleremo anche il cenerentolismo…

I sogni son desideri di felicità. Se hai fede chissà un giorno, la sorte non ti arriderà. Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà!

La donna? È semplicissimo – dice chi ama le formule semplici: è una matrice, un’ovaia; è una femmina: ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola femmina suona come un insulto”.

Scriveva così Simone de Beauvoir (1908-1986), filosofa francese compagna di vita dell’esistenzialista Jean-Paul Sartre, nel suo celebre saggio Il secondo sesso, dato alle stampe a Parigi nel 1949.

La de Beauvoir con la sua filosofia ha segnato un’epoca, ispirando gli ideali alla base dell’emancipazione femminile. Ma partiamo da dove tutto ha avuto origine…

Cenerentola è una bellissima ragazza, orfana di entrambi i genitori. Dopo la morte del padre, Cenerentola viene come resa schiava dalla matrigna e dalle sue due figlie, Anastasia e Genoveffa. È costretta a pulire, fare da mangiare, occuparsi dell’orto, fare la spesa e assecondare ogni richiesta della padrona. Cenerentola perde la sua identità, ma soprattutto la sua dignità.

Ecco, questa è la descrizione che in qualche modo fa la de Beauvoir della donna, o meglio, di come l’uomo vede il gentil sesso.

La donna è una sorta di Cenerentola, da sempre condannata ai margini della società, quasi totalmente priva di diritti. Una donna che deve stare a casa, costretta all’interno delle mura domestiche, per compiacere i desideri sessuali del proprio uomo, dargli figli, per poi occuparsene lei stessa.

La de Beauvoir, madrina del femminismo, è sempre stata in prima linea per difendere l’autonomia e i diritti della donna, che non deve più essere quella Cenerentola che tutti noi conosciamo, ma deve trasformarsi in principessa. Cenerentola deve sposare il suo principe azzurro, deve subire quella metamorfosi cruciale e necessaria per ripristinare identità e dignità perdute.

La donna non è più solo sposa e madre: l’emancipazione la porterà a essere individuo autonomo, a godere di pieni diritti e a decidere, per esempio, della propria sessualità.

Certo, sono cambiate molte cose dal 1949: di mezzo i Sessantottini con i loro ideali hanno cercato di arginare fenomeni discriminatori con la filosofia dell’amore e della libertà.

Ora quella Cenerentola può prendere la pillola anticoncezionale senza chiedere il permesso alla sua matrigna, può amministrare la propria sessualità come meglio crede, può uscire da quelle quattro mura, lavorare e portare a casa uno stipendio che la soddisfi appieno. Può sposarsi quel principe azzurro che tanto sognava, diventando una vera principessa. Quella Cenerentola può anche abortire o decidere che il principe azzurro lo lascia ad altre, perché in fondo lei ama una principessa.

Certo, sono cambiate molte cose dal 1949: non è cambiata, forse, la forma mentale di alcuni uomini, che credono ancora che la donna sia quella matrice, quell’ovaia, quella Cenerentola che non potrà mai andare al ballo. Ma chissà, forse un giorno debelleremo anche il cenerentolismo…

I sogni son desideri di felicità. Se hai fede chissà un giorno, la sorte non ti arriderà. Tu sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà!