Decreto Concretezza: la lettera dei presidi a Di Maio e Salvini

Decreto Concretezza: la lettera dei presidi a Di Maio e Salvini

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

L’Associazione nazionale presidi (Anp) ha scritto una lettera ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, contestando il decreto Concretezza, in particolare l’obbligo delle impronte digitali per i dirigenti scolastici. La richiesta è di far emendare il ddl: “Il controllo dell’accesso attraverso il sistema biometrico previsto per i dirigenti pubblici va eliminato”.

Due in particolare i punti su sui si sofferma la lettera: “La sfiducia deriva dal fatto che i dirigenti sono preposti per legge alla supervisione e al controllo dell’orario di lavoro dei dipendenti che non hanno qualifica dirigenziale. Come sarebbe possibile adempiervi serenamente, se le amministrazioni pubbliche datrici di lavoro esigessero dai dirigenti lo stesso obbligo che essi devono, a loro volta, esigere dal restante personale?”.

Per i dirigenti scolastici c’è un’ulteriore granello nell’ingranaggio del decreto: “La disposizione finalizza il controllo alla verifica dell’accesso. Ma poiché le norme antinfortunistiche equiparano i Presidi ai datori di lavoro sotto il profilo penale e li rendono garanti dell’incolumità di tutte le persone presenti negli ambienti scolastici, essi devono controllare l’accesso a tali ambienti da parte di chiunque. Si ripropone il paradosso del controllore che deve essere a sua volta sottoposto allo stesso controllo. A ciò si aggiunga che molte scuole sono articolate in più sedi, distanti anche chilometri tra loro. Dovrebbero essere installati rilevatori d’accesso in ogni sede? E a quali costi?”.

Dalla sfiducia all’ostilità vera e propria. “La prestazione di lavoro dirigenziale è espressamente finalizzata al raggiungimento di predeterminati obiettivi e quindi ha natura di obbligazione di risultato. Di conseguenza, la quantità di tempo trascorso in ufficio non ha alcun rilievo, tant’è vero che nessun contratto collettivo dirigenziale – sottolineo né pubblico, né privato – prevede un orario di lavoro e quindi i dirigenti non hanno alcun vincolo orario. A cosa potranno mai servire quei controlli? Se non raggiunge i risultati previsti, il dirigente pubblico incorre nella responsabilità dirigenziale prevista dall’articolo 21 del d.lgs. 165/2001 e rischia il licenziamento. L’obbligo di sottostare a controlli inutili è una misura unicamente vessatoria”.

Le domande retoriche sul finale: “Quali miglioramenti Vi attendete se quella disposizione sarà convertita in legge? In cosa migliorerà la Pubblica Amministrazione? Sarà forse più vicina alle esigenze dei cittadini, con dei dirigenti sviliti da forme di controllo superflue e irrilevanti?”.