Giannelli (Associazione nazionale presidi): “Impronte digitali? Si spendano quei soldi per l’edilizia scolastica”

Giannelli (Associazione nazionale presidi): “Impronte digitali? Si spendano quei soldi per l’edilizia scolastica”

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

“Le impronte digitali le vogliono mettere per i furbetti del cartellino, poche centinaia di truffatori su un totale di tre milioni di dipendenti pubblici. E tra questi, sono compresi i dirigenti che, per definizione, non  hanno un orario di lavoro e quindi neanche l’obbligo di timbrare il cartellino. Il suo lavoro si giudica infatti dai risultati”. A parlare è Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che si fa portavoce di una levata di scudi contro il Decreto Concretezza che prevede, tra l’altro, una norma che obbliga tutti coloro che lavorano per lo Stato (docenti a parte) a sottoporsi al riconoscimento biometrico (le impronte digitali, appunto).

E’ arrabbiato Giannelli, trova inconcepibile ciò che il Governo sta mettendo a punto. Ha scritto anche una lettera ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Il paradosso è che i docenti sono esentati e i dirigenti scolastici no. Cioè, quelli che devono controllare il lavoro di altri”. Non solo: “Per le impronte digitali, lo Stato dovrà spendere 100 milioni di euro, che potrebbero essere spesi molto meglio, magari per sistemare le aule di alcune scuole che sono cadenti e pericolose”. C’è, dietro alla protesta, anche il diritto alla privacy che verrebbe leso dal provvedimento. Lui, Giannelli, è ovviamente il portavoce dei presidi, che sono circa 8 mila in tutta Italia. E parla per loro, ma un po’ anche per i dirigenti di altri uffici dello Stato. Perché sono tutti sulla stessa barca.

“Se sono ottimista? Aspetto una risposta da Di Maio e da Salvini dopo la mia lettera. Se non arriverà, credo nel buon senso dei senatori a cui parleremo prima della discussione a Palazzo Madama. I politici devono rendersi conto che le cose vanno fatte in un certo modo. E non è questo”. In ultima istanza, ci sarà l’impugnazione del provvedimento davanti all’autorità giudiziaria.

Giannelli non sa spiegarsi perché il provvedimento ‘colpisca’ i dirigenti e non i sottoposti (ossia, i docenti): “Ma una mia idea la posso esprimere. Gli insegnanti sono 800 mila, una platea determinante in vista delle elezioni. Insomma, è una strategia per non perdere troppi voti. Il mio punto di vista è che non si può punire un’intera categoria – quella dei dipendenti pubblici – per pochi truffatori che non timbrano o lo fanno a nome di altri. Questi ultimi vanno licenziati e lì si chiude la questione”. Con il lettore biometrico, naturalmente, il problema non si porrà, ma Giannelli pensa che il gioco non valga la candela.

“Siamo alla misura vessatoria per tutti. Lo Stato dovrebbe fornire più strumenti ai dirigenti e dare più poteri per svolgere al meglio le loro mansioni e controllare che tutti facciano bene il lavoro. Anche perché, pur ammettendo che le impronte digitali eliminino i ‘furbetti’, chi ci dice che una volta entrato in ufficio, il dipendente pubblico svolga al meglio il suo lavoro? L’unica cosa che deve contare è la produttività”.

Sul Decreto Concretezza si preannuncia dunque battaglia dura. Governo contro dirigenti. Governo contro presidi. Per evitare quello che a molti pare essere l’ennesimo modo per ‘controllare’ e ‘schedare’.