Il bambino rapito al supermercato

Il bambino rapito al supermercato

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Una mamma stava facendo la spesa con il suo bambino. L’ha perso di vista solo per un attimo e non l’ha più trovato. Fortunatamente, ha avuto la prontezza di lanciare subito l’allarme, così gli addetti alla sicurezza del supermercato hanno bloccato le porte. Hanno ritrovato il bambino con i capelli già tagliati e il viso sporcato ad hoc per non farlo riconoscere, nascosto sotto l’ampia gonna di una donna rom. Pressoché tutti, negli anni, hanno sentito questa storia. L’ha raccontata il cugino della cassiera a un’amica, l’amico della guardia giurata al fratello del cognato, la collega della mamma alla suocera. Sembra essere successa in centinaia di supermercati d’Italia. In realtà, come si può ben immaginare alla luce di questi ultimi elementi, non è mai accaduto.

È una bufala che precede notevolmente i tempi di internet: vide infatti la luce nei primi anni Novanta e prosperò grazie alla “tradizione orale”. Tanto che questa storia appare in alcune delle rassegne di leggende metropolitane più note, come  “Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini” di Agata Matteucci o il blog “Leggendemetropolitane.net”. Se ne occupò anche Paolo Toselli, autore di “Storie di ordinaria falsità”. La stessa storia è stata ripresa da “Bufale.net” (uno dei migliori portali italiani di fact-checking, da tenere presente in caso di dubbi): accadde poco meno di tre anni fa, quando la storiella tornò in auge per l’ennesima volta ma, in questo caso, volò sull’onda dei social network. Su Facebook, infatti, venne reso noto che «il babbo di un compagno di Christian dell’asilo ha avvertito tutti» di un avvenimento simile. Per l’occasione, la bufala fu ambientata in un centro commerciale di Prato. Una volta arrivata alle redazioni dei giornali, la notizia fu facilmente smentita grazie agli accertamenti con le fonti ufficiali: le forze dell’ordine non avevano ricevuto alcuna segnalazione.

Pochi mesi fa, un caso vagamente simile: su WhatsApp circolò un video in cui si vedeva un furgone rosso. Un fermo-immagine del video iniziò a circolare su Facebook con un messaggio allarmante: «Se avvistate questo furgone, state attenti ai vostri figli. Dentro ci sono dei rom che rapiscono i bambini». Il mistero fu presto svelato: il furgone era in realtà di proprietà di un’azienda di Napoli, impegnata in alcune consegne, che nulla aveva a che fare né con la popolazione rom né tantomeno con i bambini.

Una falsità tristemente sempreverde, che fa leva sul pregiudizio che circonda rom e sinti. Proprio su questa diceria, in particolare, si incentrò, anni fa, una ricerca del dipartimento di Psicologia e antropologia culturale dell’Università di Verona. A riportarne i risultati fu, tra gli altri, Famiglia Cristiana: «Partendo dall’archivio dell’Ansa – spiegò Sabrina Tosi Cambini, curatrice della ricerca – abbiamo ricostruito gli episodi segnalati e il loro epilogo giudiziario. In 30 casi le segnalazioni si sono rivelate prive di ogni fondamento. In altri 11 i Rom o sono stati tirati in ballo per un certo periodo in note vicende di sparizioni di minori  senza accertarne responsabilità; o sono stati rinviati a giudizio, con sole due condanne per tentato rapimento».