Il Gobbo di Notre-Dame

Il Gobbo di Notre-Dame

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Quando l’arte ricorda l’arte

“Parigi si sveglia e si sentono già le campane a Notre-Dame”; eppure da questa mattina quelle campane non accompagneranno più per molto tempo i risvegli dei parigini e dei turisti pronti a lasciarsi immergere dalla bellezza della Ville Lumière. La loro mancanza sprigiona un silenzio assordante che non colpisce le orecchie, ma il cuore come un pugno ben assestato e dalla forza immane. Le fiamme che hanno lambito, illuminato, sciolto, distrutto Notre-Dame, il suo rosone, la sua guglia, è un pezzetto di memoria che si stacca da noi e cade nella profondità del buio della tristezza e dell’incredulità.

Notre-Dame è molto più che un edificio religioso; è uno dei simboli di Parigi, una signora che ti accoglieva giunti sul lungo Senna e che non ti lasciava mai da solo; ti scrutava da lontano con le sue torri, seguendo ogni tuo passo attraverso gli occhi stralunati dei gargouille. Una bellezza sublime, gotica, dalla forza attrattiva di mille e più calamite a cui è difficile sottrarsi. Chiunque abbia mai visitato Parigi sa quanto è impossibile non alzare lo sguardo verso questa imponente struttura, fare la fila di rito e rimanere incantato dall’interno ombroso attraversato da fasci di luce colorata che si fa spazio tra le vetrate dipinte.

Entrare a Notre-Dmae è, per uno strano gioco di transfert e immedesimazione, come rivivere le vicende del cartone animato che più di ogni altro ha legato questa cattedrale al nostro immaginario collettivo: “Il gobbo di Notre Dame”. Trovarsi sul sagrato di questa cattedrale vuol dire cioè essere catapultati nella Parigi del 1482, tra la celebrazione della Festa dei Folli e la passione malata di Frollo nei confronti della zingara Esmeralda. Il lungometraggio d’animazione prende a sua volta le mosse da un altro capolavoro della letteratura mondiale, capace non solo di porre un altro tassello nella costruzione del mito della cattedrale di Notre-Dame, ma di restituire a questa opera d’arte un’aura magica e di interesse culturale che si stava sciogliendo come neve al sole.

Nel 1800 il decadimento di Notre-Dame era così avanzato che si pensò infatti di abbatterla, ma fu anche grazie al romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo se l’attenzione per il meraviglioso edificio tornò a destarsi e lo sguardo di ogni visitatore, indipendentemente dal suo credo religioso, ad alzarsi di fronte la maestosità dei suoi archi rampanti e delle sue innumerevoli statue. Al resto ci pensarono cartoline, canzoni, ma soprattutto film, a completare l’operazione di ripristino di magnificenza di questa cattedrale.  Ogni volta che Parigi fa la sua comparsa sul grande schermo è normale per lo spettatore andare alla ricerca di quei simboli con cui la capitale francese è conosciuta in tutto il mondo. Un’attesa spesso e volentieri soddisfatta, con la comparsa sullo sfondo non solo della Torre Eiffel o del Museo del Louvre, ma anche della silenziosa e potente Notre-Dame.

La cattedrale compare in “Sciarada” di Stanley Donen con Cary Grant e Audrey Hepburn, in “Midnight in Paris” di Woody Allen, in “Van Helsing” con Hugh Jackman dove si trasforma nel palcoscenico su cui prende vita la lotta tra il protagonista e Mr. Hyde, ma soprattutto “Before Sunset” di Richard Linklater dove una battuta risulta essere oggi quanto mai profetica: “but you have to think that Notre-Dame will be gone one day”. Sebbene negli anni molte trasposizioni del romanzo di Hugo siano state portate in scena a teatro (si pensi all’enorme successo ottenuto dal musical di Riccardo Cocciante “Notre-Dame de Paris”) o sul piccolo e grande schermo (a oggi si registrano quattro adattamenti cinematografici dell’opera datati 1923, 1931 – di Jean Epstein – 1939, 1956 – questo con protagonista Gina Lollobrigida – e due televisivi del 1982 con Anthony Hopkins e del 1997, più un live-action in preparazione) nessun lungometraggio ha avuto la stessa portata memoriale de “Il Gobbo di Notre Dame”.

Uscito nelle sale italiane nel 1996 il classico dell’animazione Disney, proprio perché rivolto maggiormente a quello spettro di pubblico più piccolo, non solo prevede nella sua stesura narrativa notevoli cambiamenti rispetto all’opera originaria di Hugo (Esmeralda e Quasimodo sopravvivono entrambi, cosa che non avviene nel romanzo del 1831) ma è andato a intaccare talmente nel profondo la nostra memoria personale che molti di quei bambini che nel ’96 lo hanno visto sullo schermo, oggi piangono la cattedrale recuperando dalla memoria frame, immagini, intere sequenze di questo film. A girare maggiormente tra i social in queste ore è, non a caso, un disegno di Quasimodo che abbraccia in lacrime Notre-Dame.

Un’immagine commovente, nella quale vedere riversata la nostra infanzia, o il nostro passato da turisti curiosi, intenti a dare un abbraccio forte a un edificio che è stato grande, ma che è pronto a risorgere come una fenice. Le fiamme che avvolgevano Notre-Dame e che richiamavano a sé Frollo nelle sequenze finali del film, sono state oggi tradotte in realtà. I gargouille non cantano, non piangono dall’alto; a far loro le veci ci pensa una folla di parigini riunitasi spontaneamente a qualche chilometro di distanza per intonare, con lo sguardo verso la Nostra Signora di Parigi, Ave Maria.  “Il fuoco, l’inferno” decantato da Frollo non abbraccerà Esmeralda ma la stessa Notre-Dame e ogni fiamma è un colpo ben assestato che ci lascia attoniti, increduli, senza parole mentre i nostri ricordi cadono allo stesso ritmo di una guglia, o di un singolo mattone.