Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin

Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Il Cosmo non poteva rimanere indifferente alla “Game of Thrones-mania” dilagata nelle ultime settimane, con l’uscita della prima puntata della nuova stagione della serie tv firmata HBO. Come pressoché tutti sanno, la serie si basa su una saga letteraria di George Martin, ancora da concludere, nota come “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”.

Il bibliofilo medio non si stancherà mai di dirlo: «Il libro era migliore del film». Il fatto è che, al di là dei gusti personali, letteratura e cinema parlano linguaggi diversi, hanno tempi diversi e spesso contano anche su pubblici completamente differenziati. È quindi inevitabile che nel passaggio tra libro e film, salvo qualche raro caso, il contenuto venga rimpastato, espresso diversamente, talvolta addirittura (purtroppo) stravolto.

La serie tv “Game of thrones” (diventata in italiano “Trono di spade”) prende il nome dal primo dei libri della saga. Le prime stagioni sono piuttosto simili, ma già dalla terza le narrazioni prendono strade piuttosto diverse. Intorno all’inizio della sesta stagione, poi la serie tv ha “sorpassato” la versione letteraria, iniziando di fatto a raccontare le vicende oltre il punto in cui si fermano i libri.

La saga letteraria è decisamente mastodontica ed è comprensibile che incuta un certo timore. Tanto che molti grandi appassionati della serie tv non si sono mai avvicinati ai libri, nemmeno quando fremevano nell’attesa della stagione successiva e nei libri avrebbero potuto trovare le risposte a molte delle loro domande. Effettivamente, occorre dire che le Cronache non sono sicuramente una saga semplice. Alla pari di altre opere fantasy di altissimo livello, come “Il signore degli anelli”, le Cronache rappresentano un mondo meraviglioso di cui non basta aprire distrattamente la porta per apprezzarlo al punto giusto. Le Cronache, potremmo dire, richiedono una certa dedizione. Martin è uno scrittore eccellente e un abilissimo descrittore. Il duo “Paul and Storm”, che a Martin ha dedicato l’irriverente “Write like the wind”, parla di «sei pagine di descrizione di ogni pasto». È un’iperbole ironica, ovviamente, ma non è così distante dalla realtà. Immergersi in un libro di Martin significa entrare a Westeros come Alice cadde nel buco che conduce alla tana del Bianconiglio. Una volta entrati, ci sono troppe cose da vedere per potere pensare a come tornare indietro. La penna di Martin è una sorta di bacchetta magica che continua a costruire intorno al lettore. Certo, il suo universo è tutt’altro che dolce e incantato. Uno dei fattori che rendono grandiosa la saga è proprio il suo crudo realismo: a Westeros la giustizia spesso non trionfa, ma viene schiacciata dalla politica, dal gretto individualismo, dalla violenza. Violenza e sessualità esplicita, del resto, sono stati un po’ il marchio di fabbrica della serie tv. Nel libro sono altrettanto presenti, ma trattati con maggiore maestria, senza la gratuità che talvolta si riscontra nelle scene televisive. Pare quasi assurdo, ma nella saga letteraria ci sono alcune forme di delicatezza narrativa che si sono perse nel passaggio allo schermo. C’è una certa delicatezza nell’accenno velato al rapporto tra Renly e Loras, che nella serie diventa invece esplicito. C’è una certa delicatezza nella costruzione della psiche di Cersei e del suo rapporto morboso con il gemello, per quanto degeneri ugualmente nella follia. C’è una certa delicatezza nella dolorosa presa di coscienza di personaggi come Sansa e Daenerys.

Nel complesso: sì, le Cronache sono libri da leggere. Non nel mezzo della notte con la sveglia puntata come per le puntate della serie tv, ma con tutta la calma del caso, per immergersi al punto giusto nel mondo di Westeros e concedergli il tempo che merita. Magari, come ci insegna Cersei, con un bicchiere di rosso buono.