Perché lo sport non può convivere con lo studio secondo i genitori

Perché lo sport non può convivere con lo studio secondo i genitori

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Gli atleti agonisti sono l’esempio del fatto che ce la si può fare. Non solo nello sport ma anche nella vita. Forse non tutti si rendono conto che gli sportivi che non fanno parte di gruppi armati, si laureano, alcuni anche più volte. Ciò dimostra come anche ad alti livelli sia possibile conciliare lo sport con lo studio.

Quante volte si sente dire però: “Oggi mio figlio resta a casa perchè deve studiare” oppure “Non andrà più perchè a scuola va male”. A testimoniare come siano sempre più gli abbandoni della pratica sportiva tra i giovani arrivano i dati dell’Istat e il maggiore problema pare proprio sia la mancanza di tempo a causa dei troppi impegni scolastici. Dai dati circa l’80% degli studenti-atleti nel momento del loro completo sviluppo fisico, a causa di un carico di lavoro a scuola diventato insostenibile per gli sportivi agonisti, decidono di abbandonare l’attività sportiva. Secondo l’Istat la pratica dello sport è massima tra i ragazzi 11-14 anni (85%), ma questo dato diminuisce di molto con l’aumentare dell’età con un tasso di abbandono sportivo che arriva fino al 22% sulle età 18-19 anni, con picchi per le ragazze (oltre il 30%).

Il momento più critico sembra quindi il passaggio tra le medie e le superiori con l’eccessivo impegno scolastico che diventa il principale motivo di abbandono tra i giovani. L’allontanamento dallo sport nell’età dell’adolescenza e la scarsa cultura sportiva presente in Italia fa sì che nel nostro paese i dati legati al numero di inattivi tra gli adulti siano drammatici: secondo la ricerca “Eurobarometro sull’Sport e l’Attività Fisica” del 2018 il 72% di italiani sopra i 18 anni dichiara di non svolgere alcuna attività sportiva, nè saltuaria nè continuativa, e tale dato ci pone al ventitreesimo posto in Europa, davanti solamente a Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. A rendere ancora più preoccupante la situazione, il 61% della popolazione europea dichiara di non svolgere mai neppure attività fisica moderata, come camminare o andare in bicicletta, e il 69% delle persone trascorre seduta dalle 3 alle 8 ore al giorno. Studi scientifici hanno ormai dimostrato in maniera inequivocabile il rapporto diretto tra inattività e malattie: una circonferenza addominale superiore ai 102 centimetri nell’uomo e a 88 centimetri nella donna aumenta in maniera esponenziale i rischi di malattie cardio-vascolari e tumori.

Va da sè dunque come l’alto tasso di abbandoni giovanili sia un problema sociale enorme, in quanto crea nel tempo più inattivi e più malati a carico di tutta la comunità. Un ragazzo che ha successo nello sport, e soprattutto in una disciplina mentalmente e fisicamente provante, deve avere necessariamente capacità gestionali e organizzative, senza le quali non è possibile ottenere buoni risultati: dunque chi fa sport a livello agonistico importante, generalmente va bene a scuola. Chi consegue brutti voti, è perchè non è in grado di organizzare lo studio e ottimizzare l’attenzione durante le lezioni: dunque riproporrà le stesse dinamiche anche nello sport, e puntualmente non otterrà buoni risultati neppure in questo campo.

I genitori che “giustificano” l’abbandono sportivo dei figli perchè hanno troppi compiti di fatto non aiutano loro, dando un alibi in qualche modo allo scarso rendimento scolastico: vai male per colpa degli allenamenti, e non perchè è tua responsabilità, questo è il messaggio deleterio che passa. Da questo punto di vista la scuola stessa non aiuta per niente. Nel sistema educativo italiano manca completamente una cultura sportiva, e le conseguenze sono lampanti: l’educazione fisica è rilegata ad attività secondaria e meno importante, non esiste quasi mai alcun programma sull’educazione all’alimentazione o allo sport, addirittura dopo la ginnastica non è prevista la doccia e i giovani che fanno sport a livello professionistico e devono assentarsi per partecipare a tornei invece che essere premiati vengono puniti. E’ evidente come un tale modello educativo non aiuti a educare dei genitori, i quali magari non hanno mai fatto sport in vita loro, e si crei un circolo vizioso assai pericoloso per il futuro dei ragazzi.