Schedati e controllati, la deriva cinese dell’Italia

Schedati e controllati, la deriva cinese dell’Italia

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Prima i rom, poi gli insegnanti. Quindi il Decreto Concretezza contro i furbetti del cartellino con la proposta delle impronte digitali per i dipendenti pubblici. L’Italia assiste, poche sacche di ribellione al momento a queste idee/proposte da parte del governo gialloverde che sanno di un passato poco felice per il nostro Paese, quando la dittatura mussolininana apponeva un segno ai negozi di proprietà degli ebrei. E, naturalmente, schedava proprio in base alla razza. Nessun paragone al momento con il Ventennio fascista, ma qualche domanda lecita sul perché si torni a voler ‘riconoscere’ e ‘conoscere’ gli italiani (e non solo loro) così in profondità.

Abbiamo parlato con chi si oppone alle misure che Lega e Cinque Stelle vogliono imporre. E intanto abbiamo scoperto che il contagio cinese potrebbe già star avendo i primi effetti sul Bel Paese. Proprio in Cina, infatti, il regime utilizza in modo piuttosto disinvolto la schedatura dei suoi abitanti. Il tutto è venuto alla luce grazie a un hacker olandese che ha scoperchiato il vaso di Pandora, dimostrando anche la fragilità della privacy in Estremo Oriente. Qui a essere schedate sono le donne, quelle single e in età fertile, indicate con un 1 se in grado di avere figli e con uno 0 se sterili. Perché questo interesse morboso per la fertilità femminile? Perché la Cina rischia di ritrovarsi presto con un sacco di anziani e pochissimi giovani (anche per colpa della politica del figlio unico). Insomma, oggi è necessario fare figli in Cina ed è meglio sapere chi può e chi no. Pensate che ci sono addirittura aziende che danno giorni liberi alle dipendenti perché trovino l’amore (possibilmente a quelle classificate con il numero 1). Pullulano i programmi che invitano a sposarsi.

Ma la Cina, prima che alle donne, aveva pensato agli uiguri, minoranza musulmana dello Xinijang. Circa 700 mila, a cui il governo sta facendo un vero e proprio lavaggio del cervello a base di propaganda comunista. Addirittura, in questo caso, vicino alle generalità di ognuno, c’erano i posti frequentati con tanto di video delle telecamere di sorveglianza (cinema, pizzeria, call center, moschea). Il tutto a nome di un’azienda privata, dietro cui probabilmente si nasconde però la longa manus del regime cinese.

Alle donne è stato riservato lo stesso trattamento. Età, livello di istruzione, stato civile e stato produttivo. Le scoperte dell’hacker olandese avrebbero dovuto sollevare un polverone, invece pare che nessuno si sia ribellato in Cina. A cominciare dalle donne, che avrebbero tutto il diritto di farlo. Che la notizia non sia trapelata attraverso le rigide misure di censura del governo è possibile. Che il lavaggio del cervello abbia creato una popolazione sottomessa anche.

Ecco, noi al momento siamo una democrazia. Non siamo così controllati. Eppure, tante delle nostre abitudini vengono carpite dalle aziende di pubblicità che creano dei veri e propri profili su di noi, sulle nostre abitudini, su quello che vogliamo tramite le app che installiamo. Basterebbe poco perché anche i nostri politici decidessero di attingere a questi archivi (e forse qualcuno già lo fa). Nel frattempo, si portano avanti con le schedature, cosa che un Paese civile e di diritto (non di polizia) non può permettere per nessuna ragione al mondo. Gli unici a finire schedati devono essere i delinquenti. Che sia chiaro per tutti.