Tutta colpa del ’68

Tutta colpa del ’68

18 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

La storia della pedofilia esito del 68 e delle sue pretese di libertà anche in campo sessuale sembra, a prima vista, uno scherzo, una battuta di Maurizio Crozza o Selvaggia Lucarelli, per dire due che dell’iperbole e del paradosso si servono spesso e bene. Ma, vista l’autorevolezza di chi l’ha proposta e – è giusto farlo notare – la complessità dell’argomentazione con cui è stata trattata, mi ha suggerito qualche riflessione.

Tanto più che del 68 ho qualche conoscenza personale, avendolo vissuto se non da protagonista, certo da simpatizzante. Per cui mi sorprende sempre l’accanimento con cui a quell’anno e ai suoi tumultuosi avvenimenti si attribuiscono, da qualche tempo, tutte le responsabilità, tutte le colpe possibili e immaginabili. Spesso siamo arrivati vicini alla celebre esclamazione: piove, 68 ladro!

Del 68 si è detto che fu un incubatore della violenza che esplose nel terrorismo del decennio successivo.
Falso: i movimenti di quella stagione furono pacifisti e pacifici. Si è detto che il 68 è stato responsabile della decadenza della scuola e della cultura. Niente di più assurdo. Fu al contrario un momento di grande fervore culturale, che favorì la diffusione di nuove forme di sapere – la sociologia, l’antropologia, la semiologia, la nuova storia – che rinfrescarono il clima stantio della scuola e dell’università.

Basta ricordare che uno dei testi simbolo del 68 fu la famosa LETTERA A UNA PROFESSORESSA di don Milani, un libro che è una celebrazione dello studio come unica forma di riscatto e promozione sociale. Si è anche detto che il 68, nella sua richiesta di uguaglianza, combatté la meritocrazia.
Falso: quello del 68 fu un movimento fortemente, direi crudelmente, meritocratico in cui emergevano e venivano premiate le figure più dotate, più carismatiche, più abili nella dialettica.

Non mancarono certo atteggiamenti discutibili, criticabili: un eccesso di aggressività ironica nei confronti dei bersagli da colpire, un rifiuto di tutto ciò che rappresentava il passato facendo un po’ di ogni erba un fascio. Insomma anche il 68 è un fenomeno variegato, complesso, difficile da liquidare in poche parole.

Ma per comprenderlo bene ci sono anche delle analisi approfondite, dei buoni libri che sarebbe meglio leggere, prima di parlare. Su tutti consiglierei quelli di Edgar Morin.

Adesso arriva l’accusa di eccessiva libertà dei costumi sessuali, come si trattasse di una nuova Sodoma e Gomorra. Ora, che un movimento promosso da ventenni, per di più sbocciato in primavera, riservasse una certa attenzione alla vita sessuale è abbastanza prevedibile. A parte gli scherzi, tutti sanno che uno degli autori di culto fu in quel periodo Herbert Marcuse e uno dei suoi testi più significativi si intitolava EROS E CIVILTÀ: tra le repressioni che il 68 voleva combattere c’era anche quella della libertà sessuale.

Ma il sesso che il 68 celebrava era un sesso aperto, spontaneo, gioioso, persino romantico come quello mirabilmente rappresentato da Michelangelo Antonioni nella celebre scena di ZABRISKIE POINT. L’esatto contrario della sessualità ambigua, cupa, sordida che si manifesta nella pedofilia.