Comune di Como: chiede tassa per non togliere i raccoglitori per i poveri

Comune di Como: chiede tassa per non togliere i raccoglitori per i poveri

23 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

Caritas e Humana sono state invitate a pagare un canone per il mantenimento dei cassonetti dopo si possono portare capi di abbigliamento per i poveri. E a Como è esplosa immediata la polemica contro il Comune. La tassa sugli abiti usati destinati ai poveri costa 400 euro all’anno, a cui si deve aggiungere la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. L’ultimatum è dietro l’angolo: dal primo maggio, in mancanza del pagamento, i cassonetti gialli verranno rimossi. Caritas e Humana si occupano del servizio dal 2013.

A Como di questi raccoglitori – meglio chiamarli così che cassonetti – ce ne sono una sessantina. E l’anno scorso sono serviti per raccogliere più di 300 mila vestiti usati. La situazione è stata denunciata dal gruppo di minoranza Civitas, guidata dal consigliere comunale Bruno Magatti. A ‘Il Giornale di Como’ ha spiegato: “I cittadini dai primi di maggio verranno privati di un servizio apprezzato e molto utilizzato”. E ancora: “Gli attuali gestori della raccolta degli abiti dismessi hanno ricevuto dall’amministrazione comunale l’intimazione alla rimozione dei cassonetti dedicati. Il recupero degli abiti dismessi rientra, con pieno diritto, nella raccolta differenziata con riduzione dei rifiuti conferiti all’inceneritore, a costi nulli per l’amministratore, che prende già dai gestori la tassa di occupazione del suolo pubblico, e per i cittadini”.

Una situazione paradossale, dunque, quella di Como. Dove si chiede alle associazioni di pagare per continuare a svolgere un servizio a favore dei poveri. La minoranza ha chiesto al primo cittadino di “ritirare in autotutela l’intimazione alla rimozione dei cassoni”. E di proseguire con quelli esistenti il servizio, “non facendo mancare ai cittadini il servizio”. Infine, di “indire immediatamente una nuova gara con condizioni economiche più consone al reale mercato di riferimento del servizio”.

Al di là dei benefici (anche la Tari sarebbe ridotta in questo modo) fiscali e di quelli ambientali, una domanda pare spiccare sopra a tutte: stiamo parlando di un servizio in favore dei poveri. E allora come si fa a chiedere una tassa ulteriore a chi se ne occupa? O c’è la voglia di togliere a Caritas e Humana il servizio per metterlo nelle mani di qualcun altro, disposto a sborsare più soldi in nome di chissà quale favore futuro?

di Alessandro Pignatelli