Claudio Maderloni (Anpi): “Il 25 aprile è il Capodanno della libertà ritrovata”

Claudio Maderloni (Anpi): “Il 25 aprile è il Capodanno della libertà ritrovata”

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

“In questo periodo ho sentito affermazioni contro il 25 aprile perché sarebbe una Festa comunista. Ma il fascismo non è stato combattuto solo dai comunisti. Dal 25 luglio del 1943 al 25 aprile del 1945 c’è stata una risposta unitaria da parte della popolazione, preceduta da alcuni moti nelle carceri al confino”. Claudio Maderloni, componente della segreteria dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani), presenta così la Liberazione: una festa di popolo, senza colori predominanti.

“Naturalmente siamo amareggiati dalle affermazioni di Matteo Salvini. Il 25 aprile è una data fondamentale, l’Italia si libera dai nazisti e dai fascisti sacrificando numerose vite umane. Le battute in politichese sono un’assurdità, tipo che il fascismo ha fatto anche del bene, che nei primi anni non è successo nulla di grave, come se 3 mila morti siamo niente”. La Liberazione, per Maderloni, è dunque “una grande festa unitaria contro 20 anni di fascismo, che prese il potere con le armi, che fece leggi fascistissime fino ad arrivare a quelle razziali. Il fascismo è un delitto, va sottolineato in grassetto”.

Si rischia di dimenticare a distanza di tanto tempo? “Ma non possiamo farlo. Così come dobbiamo essere sempre orgogliosi, non solo dei partigiani, ragazzi sensibili che nelle loro lettere da condannati a morte chiedevano scusa alle famiglie per aver accettato di morire pur di regalare un futuro e la libertà alle generazioni future,, ma anche delle donne, le staffette, fondamentali e forse mai veramente esaltate, neanche da noi. Hanno messo a rischio vita e famiglia. Così come non possiamo dimenticare ciò che hanno fatto i contadini e i militari che, rifiutandosi di combattere per il nazi-fascismo, sono finiti nei campi di concentramento in Austria e in Germania. Molti di loro sono morti per la sofferenza”.

Maderloni si infervora: “La Resistenza è una cosa seria, il 25 aprile è questo. A Cefalonia, i militari italiani uccisi perché si rifiutarono di combattere con i tedeschi”. Non solo: “Come si può dimenticare la Costituzione, resa possibile dalla libertà raggiunta? Chi ha costruito la Carta costituzionale, ha lavorato in modo unitario, mettendo da parte un po’ di sé per darlo agli altri. Purtroppo, ma questo è un discorso a parte, non sempre la Costituzione viene rispettata, ma non dimentichiamo che la sua vera nascita è tra le montagne e nelle carceri”.

Maderloni, come tanti altri componenti dell’Anpi nazionale, periodicamente vanno nelle scuole a raccontare, a parlare di Resistenza: “Prima di parlare del 25 aprile, chiedo ai ragazzi se sanno da cosa ci siamo liberati. Solo conoscendo il fascismo, riescono a capire l’importanza di chi l’ha sconfitto. Un movimento, quello fascista, che aveva eliminato la democrazia partecipativa, che arrestava o uccideva gli oppositori politici, che era arrivato a sciogliere l’Associazione cattolica perché doveva essere solo il partito a educare i giovani. A cosa, poi? Alla guerra”. Non ultima la questione razziale: “Che non inizia nel 1938, ma prima. Già quando eravamo in Africa e si parlava di non mischiare il sangue italico con quello africano. Per poi arrivare ai campi di concentramento, dove non c’erano solo gli ebrei, ma pure gli oppositori politici e gli omosessuali”.

Precisa, Maderloni: “Bisogna spiegare bene cos’è stato il fascismo prima di parlare dell’importanza della Festa della Liberazione. Così si capisce perché è stato giusto ribellarsi a chi aveva anche eliminato le Camere, creando il Gran Consiglio del fascismo. A chi aveva ripristinato la pena di morte”. Ricorda: “Forse molti dimenticano, inoltre, che l’Italia la guerra l’ha persa. Se dopo non siamo stati ulteriormente penalizzati, è stato proprio per merito della Resistenza, del popolo”.

Ci sono analogie con il presente? “Ci sono termini che tornano. Come i migranti che scappano. Sandro Pertini era un esule, fu accolto dalla Francia. La Resistenza ha aiutato tanti ebrei ad andare oltre confine, e parliamo naturalmente di clandestini. Ecco perché non bisogna avere paura oggi delle migrazioni, noi italiani siamo un popolo di migranti”.

Chiude con una considerazione a largo raggio: “Il 25 aprile è memoria attiva e noi abbiamo il compito di non farla spegnere. Non è Capodanno, ma è il primo dell’anno della libertà riconquistata. Noi oggi non siamo preoccupati che il fascismo torni per quello che era, ma che ci siano tanti piccoli e grandi tipi di fascismo, Uno di questi per esempio è il bullismo, l’altro il machismo, poi c’è il razzismo. Noi siamo chiamati a essere gli eredi di chi ha fatto la Resistenza”. Preservando le generazioni di oggi e quelle future da derive autoritarie come successo nel Ventennio,. Derive che spesso sono partite da ‘scosse’ ignorate dalla maggior parte della popolazione.