Clausola di salvaguardia: ma di chi? Incombe un nuovo aumento dell’Iva, a nostro rischio e pericolo

Clausola di salvaguardia: ma di chi? Incombe un nuovo aumento dell’Iva, a nostro rischio e pericolo

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Una spada di Damocle sospesa sulle nostre teste. Pronta a venire giù se necessario. È l’aumento dell’Iva già previsto dall’ultima manovra a partire dal 1° gennaio 2020, e confermato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Sono le clausole di salvaguardia. Tecnica legislativa discutibile, ma ormai collaudata dal 2011: prima si prevede un rincaro automatico, a copertura di spese pubbliche già decise; poi si tenta di disinnescarlo. Nella versione della legge di Bilancio, l’Iva ordinaria è destinata a salire dal 22 al 25,2% dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per quella al 10% si prevede un rialzo al 13%, sempre dal 2020. Abbiamo chiesto al Professor Pietro Reichlin, economista e docente alla Luiss di spiegarci questo meccanismo.

Roma 16 febbraio 2011 Luiss Guido Carli PIETRO REICHLIN

«Le clausole di salvaguardia sono un’eredità del passato, del Governo Berlusconi. Sono state portate avanti nelle legislature successive e ora addirittura aumentate nuovamente con l’ultima manovra del Governo. Si tratta di un accordo con la Commissione Europea per cui certe spese di cui non si indicano coperture al momento in cui vengono effettuate saranno poi coperte con degli aumenti dell’Iva se non se ne troveranno altre alternative. Se il Governo nel biennio 2020-21 non riuscirà a trovare delle coperture alternative all’aumento dell’Iva, questi aumenti scatteranno automaticamente per coprire il fabbisogno che serve per non far aumentare il deficit entro un certo livello». Continua a spiegare il Professor Riechlin: «Si amplia la pressione fiscale. In ogni caso sia che il Governo aumenti l’Iva, sia che lo eviti trovando coperture alternative, realisticamente ci sarà una pressione fiscale in ogni caso perchè le legislature degli ultimi anni non sono state in grado di indicare misure della riduzione della spesa credibili e significative per impedire che il disavanzo cresca senza limiti».

Non una bella previsione se la spada dovesse cadere: «Se ci sarà un aumento dell’Iva, imposta sui consumi, si verificherà un effetto recessivo. Ricade in modo proporzionalmente maggiore sulle fasce di reddito più basse, per coloro per cui i consumi risultano una quota più significativa del reddito. L’effetto redistributivo non è nel senso di una maggiore progressività. Dopo di che l’Iva ha anche tanti altri aspetti che possono essere positivi. Se ne parla sempre come una sorta di svalutazione fiscale. Il suo peso ricade su quelle aziende da cui importiamo, ma non sulle imprese italiane che esportano all’estero. Quindi da un certo punto di vista rende più competitiva la nostra economia, ma rimane una misura molto impopolare. Tutto il settore del commercio in Italia si oppone a questa misura. Bisogna dire poi che l’Iva è già abbastanza alta in Italia ed è anche un’imposta molto evasa. Quindi non è un fatto che ritengo infine positivo».

Quindi a rimetterci ancora la fascia più debole dei contribuenti: «Ne sono colpiti coloro che generalmente hanno redditi più bassi, perchè è chiaro che l’incidenza dei consumi sul reddito complessivo è maggiore per chi è meno ricco. Per una famiglia numerosa, magari monoreddito, il peso è ancora maggiore. Si tratta di provvedere ai consumi di più persone che non sono percettori di reddito – continua -Il problema è che naturalmente l’aumento dell’Iva si riflette in un aumento dei prezzi generale. Quello che temono i professionisti e i commercianti è il fatto che ci sia una riduzione dei consumi. Le persone reagiscono all’aumento con la riduzione di questi. Se ciò dovesse avvenire soprattutto in una fase delicata come quella che stiamo vivendo adesso, un rallentamento dell’economia anche abbastanza grave, siamo ad una previsione dello 0% di crescita per il 2019, aggiungerebbe il rischio di una ulteriore depressione dei consumi complessivi e quindi rafforza l’ipotesi di un aggravamento della recessione».

Allora perchè introdurre un rischio simile? «Le ragioni per cui queste clausole di salvaguardia sono diventate negli anni così importanti e consistenti è che i Governi hanno aumentato le spese non facendo abbastanza per ridurre la spesa pubblica. È chiaro che noi stiamo pagando delle misure che sono state messe nel programma di governo, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, che sono le misure più importanti dell’attuale legislatura. Non vuol dire però che queste clausole siano solo dovute a queste misure di aumento di spesa, derivano dal fatto che l’Italia nel 2011 fino al 2013 inoltrato ha subito una grave recessione che ha fatto lievitare la spesa sociale – conclude il Professore – Secondo me, in questo momento non era opportuno questo aumento».