I sette fratelli Cervi e la Resistenza al cinema

I sette fratelli Cervi e la Resistenza al cinema

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

In occasione del 25 aprile un viaggio alla scoperta di un film che celebra 7 eroi della Resistenza

Il 25 aprile non è (e non deve essere) un giorno come tutti gli altri. Dietro questo giorno di festa si nascondono ventiquattr’ore di riflessione, ricordo, commozione per eventi che noi italiani dobbiamo assimilare, comprendere e far nostri affinché non si ripetano più. Riportando le parole di un grande del cinema, affabulatore di sogni e ricordi storici sotto forma di rielaborazione più o meno oniriche come Federico Fellini «le eterne premesse del fascismo mi pare di ravvisarle appunto nell’essere provinciali, nella mancanza di conoscenza dei problemi concretamente reali, nel rifiuto di approfondire, per pigrizia, per pregiudizio, per comodità, per presunzione, il proprio rapporto individuale con la vita»; fin quando, cioè, il popolo italiano non compirà un processo di autocoscienza, decidendo di fare i conti con il proprio passato, gli errori di ieri resteranno quelli di oggi e di domani. È un pericolo, quello fascista, che per quanto ci illudiamo di aver sconfitto, festeggiandone la liberazione ogni 25 aprile, scorre ancora silente tra di noi; si insinua nelle nostre vite, rimane nascosto, latente, prima di trovare una falla nel sistema ed esplodere, ancora una volta, più forte che mai. Era successo negli anni Sessanta, durante il governo Tambroni, e sembra voler ripresentarsi, con più ferocia e odio represso, oggi. La storia può ripetersi e il cinema, specchio riflettente della realtà circostante, traduzione visiva di paure e timori, nel corso degli anni ha tentato di sfruttare il proprio potere di persuasione per denunciare e scuotere la mente dello spettatore. Un memento visivo di atroci dolori che se ignorati potrebbero ripresentarsi più terribili che mai.

Eppure, ripercorrendo gli annali del cinema, sono pochi, pochissimi i film che trattano il tema della Resistenza come cuore pulsante dei propri intrecci. Una lacuna dettata soprattutto (come ben sottolineato da Alberto Crespi nel suo “Storia d’Italia in 15 film”) da un fondamentale dato sociologico: sono temi che al cinema riscuoterebbero poco successo. La gente tende infatti ad andare al cinema per distrarsi, sospendere la propria realtà e vivere altre vite, altre storie. Se mai la Resistenza fa il suo capolino sul grande schermo, lo fa sotto mentite spoglie (western, ad esempio, come nel film di Giulio Questi “Se sei vivo spara”). Così non è stato per opere che, sulla scia del contesto storico in cui vedevano la luce, con coraggio e un pizzico di rischio, hanno voluto ripercorrere un capitolo della storia italiana che di rischio e coraggio ne aveva da vendere come quello della Resistenza e delle lotte partigiane: “Paisà” di Roberto Rossellini, “L’Agnese va a morire” di Giuliano Montaldo, “Libera, Amore Mio!” di Marco Bolognini con Claudia Cardinale, “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani, “Novecento” di Bernardo Bertolucci, ma soprattutto uno dei film meno noti eppure fortemente legati al mondo della Resistenza in una terra che, come Reggio Emilia e tutta l’Emilia-Romagna della liberazione dall’occupazione nazi-fascista ha fatto la sua bandiera: “I Sette Fratelli Cervi” di Gianni Puccini.

Il film di Puccini con protagonista uno straordinario Gian Maria Volonté nei panni di Aldo Cervi, non vuol essere un semplice biopic volto a raccontare e ricordare il sacrificio di questi sette fratelli che, in una fredda mattina di dicembre del 1943 vennero fucilati all’interno del poligono di tiro di Reggio Emilia; ogni sequenza è un monito rivolto agli spettatori del tempo circa un periodo in cui il fascismo sconfitto quindici anni prima si dichiarava pronto a rialzare la testa, trasformandosi da memoria repressa a presenza oppressiva. Un monito che, se trasposto ai giorni nostri, risulta, purtroppo, attuale.

il sacrificio di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore diventa subito dopo la Liberazione emblema delle tante sofferenze patite dalla popolazione durante l’occupazione nazifascista; un approccio nei confronti del materiale storico trattato che lo stesso Puccini abbraccia e segue pedissequamente nella realizzazione della propria opera nel 1968. Dopotutto a scuotere l’Italia in quegli anni sono altre ribellioni, altre rivoluzioni pronte a mutare il nostro paese. È il periodo del ’68, della rivoluzione studentesca, dei movimenti operai, ma anche delle prime avvisaglie di quelli che passeranno alla storia come “Gli anni di piombo”. Non è un caso dunque se si sentiva l’esigenza all’epoca di riscoprire storie di figure anticonvenzionali, di giovani pronti a ribaltare e combattere il sistema come I Fratelli Cervi.  Per comprendere fino in fondo la grandezza (non tanto filmica o autoriale, quanto ideale) di un film come quello di Puccini, è necessario spingersi nella provincia reggiana, a Gattatico, tra campi arati, terreni fangosi in inverno e un’umidità soffocante in estate.  È in mezzo a questa campagna che ci si rende veramente quanto, ancor prima che eroi, Aldo, Gelindo, Antenore, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore Cervi non erano altro che uomini della terra come se ne trovano da queste parti. Un legame stretto, indissolubile il loro con quella terra che li ha visti nascere, crescere e morire, tanto da spingerli a tutto, perfino a sacrificare la propria vita, pur di liberarla. Simboli di resistenza e coraggio, I Sette Fratelli Cervi godono di un’aura mitica, di esempio da seguire nei confini emiliani. Un attaccamento ai propri ideali in qualità di esseri umani e scevri di ogni influenza politica, le figure di questi sette giovani contadini della bassa reggiana meritano di essere riscoperti ora più che mai. Un recupero storico che grazie al film di Puccini può compiersi nell’arco di meno di due ore e attraverso il quale riflettere, pensare, sull’importanza del 25 aprile.