Il 25 aprile non è un derby!

Il 25 aprile non è un derby!

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Non so se il signor Ministro degli interni conosce questa storia. La parola derby, nell’accezione con cui la usiamo più frequentemente, deriva dall’omonima città inglese.

Pare che lì, agli inizi del Settecento, in occasione di un martedì grasso sia nata una gara tra due parrocchie, quella di ALL SAINTS e quella di SAINT PETER per portare nella propria sede una palla. La gara divenne subito molto accesa, tanto che nel 1731 le autorità la proibirono. Ma invano, ormai la tradizione era troppo sentita e popolare.

Di lì in poi di derby se ne sono disputati tantissimi, anche nel senso di incontri di calcio “tra squadre caratterizzate da una forte rivalità e appartenenti a una stessa entità geografica”: così li definisce Wikipedia. Per cui, stando a questa definizione, che non ho nessun motivo di mettere in discussione, il 25 APRILE non è affatto un derby.

Neppure usando la parola in senso lato, figurato, metaforico. Ancora non ho capito se in quella sua uscita il signor Ministro degli interni volesse definire “derby tra fascisti e comunisti” i fatti avvenuti in quella data della storia, il 25 aprile del 1945, oppure la sua celebrazione annuale con la partecipazione e le prese di distanza che suscita. In un caso come nell’altro si tratta di una sciocchezza. Infatti se si riferiva alla storia bisognerà ricordargli come quella giornata, che vide la liberazione di Milano dall’occupazione nazifascista, fu in realtà la conclusione di una battaglia durata molti anni i cui protagonisti, anche sul terreno italiano, furono molto vari: tedeschi, italiani, americani, inglesi, africani, mongoli. Altro che “appartenenza alla stessa entità geografica”, come si richiede per definizione a un derby.

Mi permette una battuta signor Ministro?
Visto che il capo italiano di una delle fazioni che Lei vede in lotta – i fascisti e i comunisti – cercò di sfuggire al nemico travestendosi da soldato tedesco, sarebbe come se nel derby di Genova il capitano della Samp per ingannare i rivali del Genoa indossasse la maglia dell’Inter. Che derby sarebbe?
Torniamo seri. Se invece la definizione del 25 APRILE come “derby tra fascisti e comunisti” si riferisce alle celebrazioni della liberazione, anche in questo caso bisogna chiarirsi le idee.

La festa della liberazione da celebrarsi il 25 aprile fu istituita il 22 aprile del 1946 con un decreto luogotenenziale del principe Umberto II su proposta del presidente del consiglio Alcide De Gasperi. Del principe Umberto non so molto, ma di De Gasperi è noto sia il profondo antifascismo quanto l’anticomunismo. Il decreto divenne legge (260/1949) il 27 maggio del 1949. Mi pare che anche il quel momento non ci fossero né fascisti né comunisti nella maggioranza di governo.

Poi, in anni più recenti, durante i governi berlusconiani ci sono stati tentativi un po’ goffi da parte di vari politici (ministri, sindaci) di mettere un po’ di sordina il 25 aprile, di annacquarlo, trasformandolo in una generica festa della libertà. Ma la legge è sempre quella del 1949, firmata da Luigi Einaudi (un altro noto comunista) e quello che celebra è la ricorrenza del giorno della liberazione dall’occupazione nazifascista.

Insomma per farla breve – sapendo che si rischia di semplificare un po’, ma bisogna andare al cuore del problema – quella che si celebra è la vittoria di coloro che volevano impedire che molti cittadini, anche italiani, fossero mandati nei forni di Auschwitz su coloro che invece provvedevano a mandarceli. Poi intorno a questo ci sono complessità, sfumature, contraddizioni, letture in evoluzione e anche stumentalizzazioni.

Ma la linea di demarcazione tra i contendenti resta chiara e resta chiaro quale sia il posto delle istituzioni in una ricorrenza che celebra la nascita dello stato democratico in Italia. C’è qualcuno che riesce a immaginare un ministro della Repubblica francese che definisce il 14 luglio un derby tra monarchici e repubblicani, tra vandeani e sanculotti? E in questo caso il ministro sarebbe ancora ministro il giorno dopo?

In ogni caso buon 25 aprile!