L’espianto di organi nel retrobottega

L’espianto di organi nel retrobottega

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Una giovane donna entra in un negozio di abbigliamento gestito da persone cinesi, mentre il suo fidanzato la aspetta fuori. Dopo qualche tempo, non vedendola uscire, entra a sua volta nel negozio, chiedendo della fidanzata. Ma il personale cinese replica di non avere visto entrare alcuna donna. Il ragazzo decide allora di chiamare i carabinieri. Saranno loro a trovare la ragazza, narcotizzata e con i capelli rasati, legata a un lettino operatorio in una stanza nascosta del retrobottega, pronta per l’espianto degli organi.

La vicenda, secondo le testimonianze orali, sarebbe accaduta pressoché in tutta Italia. Le zone di Catania, Terni, Asti, Perugia, Roma e Bari ne sono solo alcuni esempi. A raccontarlo, secondo le stesse testimonianze, è sempre stato un testimone quasi diretto, come un amico della coppia o di un membro delle forze dell’ordine. E, come di consueto, in realtà è una bufala. Non esiste una sola fonte attendibile, come un comunicato delle forze dell’ordine, che la riporti. Diffusa in alcune varianti già durante gli anni Ottanta, ha conosciuto (purtroppo) nuova linfa all’inizio degli anni Duemila, quando in Italia si insediarono diversi negozi gestiti da persone cinesi.

Come sempre, la falsa storiella è circolata con alcune piccole differenze. In certi casi, non si parla di una donna giovane ma di una signora già matura, attesa fuori dal marito. È interessante però notare che la protagonista, comunque, è sempre donna. In altre versioni, il fidanzato o marito interviene quando vede i gestori abbassare la serranda. In alcuni casi, viene riportato che il corpo della donna è segnato con delle x in corrispondenza degli organi vitali (sia mai che il chirurgo si scordi da che parte si trova il fegato…), mentre in altri sul pavimento ci sono delle scatole riportanti i nomi degli organi (tipo trasloco…). Un dettaglio che curiosamente rimane sempre invariato è invece quello dei capelli rasati: questo, probabilmente, perché la bufala si sovrappone a un’altra leggenda metropolitana, secondo cui i cinesi “ruberebbero” i capelli alle bionde occidentali per farne parrucche.

Sarebbe facile capire, anche senza particolari indagini, che il tutto è altamente improbabile: un’operazione delicata come un espianto di organi che avviene in un retrobottega? È altrettanto semplice intuire quali siano i motivi che hanno portato alla diffusione della bufala: xenofobia, volontà di danneggiare attività commerciali che rappresentano una temibile concorrenza, distorsione di notizie reali.

Ad aggiungere una nota curiosa è Paolo Toselli, esperto di leggende metropolitane: «Lo spauracchio della “tratta delle bianche”, dell’esistenza di un’organizzazione malavitosa ben organizzata operante il ratto sistematico di donne occidentali è estremamente diffusa ed è stato, dalla fine del XIX secolo sino agli anni Venti, un tema preponderante nella cultura di massa, fonte di innumerevoli film, opere teatrali, romanzi popolari» ricorda sul sito “Leggende metropolitane.net”. Toselli fa risalire le origini della bufala dell’espianto di organi addirittura alla rivolta di Lione del 1768, dove già circolò la storia di “medici che facevano a pezzi i bambini”.