Quel ‘pane’ così diverso

Quel ‘pane’ così diverso

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. E’ una frase del Padre Nostro. Visto che siamo nella settimana subito dopo Pasqua la prendo in prestito per introdurre l’argomento di oggi. Il pane. Ho già parlato di come nel Centro Italia non sia salato. Ma su questo possiamo anche sorvolare, volendo. In fondo, dicono, così è più facile sentire il sapore di ciò che si mangia insieme al pane. Eppure, sarò sincero, io dopo sette anni ancora non sono riuscito ad abituarmi al pane di qui. Al filetto, al filo, al filone. Chiamatelo un po’ come volete. Io, abituato alle mie care pagnotte, alle michette. Faccio fatica anche a comprare la quantità giusta. Mezzo filo? Mezzo filone? Boh. E poi, qui usano mangiare anche il pane di due giorni prima perché, dicono, tanto si mantiene morbido. Per loro.

Io ricordo la fragranza e l’odore del pane appena sfornato che mio papà portava a casa ogni mattina. Pagnotte. Ancora calde. Che se ci mettevi dentro il prosciutto o qualsiasi altro salume, era una goduria. Solo la domenica si mangiava il pane del giorno prima perché le panetterie erano chiuse. E ora? E ora mi son dovuto convertire a grossi pezzi di pane da dividere in fette. Talvolta cotti a legna, talvolta no. Devo dire che avendo sperimentato qualcosa di simile al Sud, trovo comunque sostanziali differenze: quello pugliese per esempio è molto meglio. Ha un sapore, un odore. Ma niente, da queste parti, il pane di tutti i giorni è il filone o il filetto. Certo, volendo, puoi chiedere quello salato, le pagnotte. Ma resterai come Carneade, chi era costui? dei Promessi Sposi. Uno sconosciuto, uno che non vuole entrare nelle tradizioni locali. Uno che rifiuta di mischiarsi alla gente di qui.

Lo so, sputo sul pane, quando è già buono che ci sia. La bella notizia è che c’è. Ma è più forte di me. Rivoglio il mio pane. E qualcuno qui potrebbe psicanalizzarmi e dire che in realtà rivoglio la vita del Nord con i suoi ritmi. E che il pane rappresenta solo la punta dell’iceberg. Ma io contraddico questa teoria: parlo di pane, solo di pane. Pane al pane, si dice, no? E vino al vino, ma qui va bene. Ce n’è di buono. Probabilmente potrei semplicemente fregarmene delle tradizioni e iniziare a mangiare anche qui il pane come quello di casa mia. Oppure aspetto ancora un po’ e vedo se mi abituo. Voi che dite?