Ucraina: la svolta di Volodymyr Zelensky alle elezioni presidenziali

Ucraina: la svolta di Volodymyr Zelensky alle elezioni presidenziali

25 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Ucraina, cinque anni dopo Euromaidan.

Delle manifestazioni oceaniche, definite da alcuni analisti internazionali come “il più grande raduno filo-europeista della storia” che portarono alla destituzione e alla fuga del presidente Viktor Yanukovych, reo di essersi riavvicinato alla Russia di Vladimir Putin rifiutandosi di firmare con l’UE il Deep and Comprehensive Free Trade Area, un patto per la creazione di un’area approfondita di libero scambio, non resta che il sogno infranto di un intera generazione.

La cosiddetta “rivoluzione arancione”, colore indossato per la prima volta dai manifestanti di Kiev per protestare contro i brogli elettorali del 2004, fu prima repressa nel sangue dalle forze di polizia che nei giorni della rivolta uccisero oltre cento manifestanti, aiutati da cecchini mai identificati, e poi addomesticata con l’esplosione della guerra civile. La legittima richiesta di una leadership che riuscisse a portare fuori il Paese dall’orbita di Mosca, paradossalmente provocò l’effetto opposto: un’Ucraina indebolita, incapace di difendersi dalle pretese della Russia che il 15 marzo 2014 annetteva unilateralmente la penisola di Crimea.

Dopo la Crimea, la guerra civile nelle regioni orientali, infine la nomina presidenziale di Petro Poroshenko, il grande sconfitto di quest’ultima tornata elettorale. Nel suo discorso di insediamento Poroshenko aveva promesso di smantellare il complesso sistema di relazioni tra Stato e oligarchi, di risolvere o almeno di sbloccare la situazione nel Donbass e di migliorare le condizioni socioeconomiche del Paese. A cinque anni dalla sua nomina non stupisce che gli ucraini non abbiano voluto riconfermarlo per un secondo mandato: nel Corruption Perception Index di Transparency International l’Ucraina si posiziona al 120° posto su 180, il peggior risultato regionale dopo quello della Russia, mentre il PIL pro capite, che negli anni si è mantenuto sempre sotto i 3000 dollari, lo rendono il Paese più povero della regione. La situazione nel Donbass è più tesa che mai, con oltre 13.000 vittime attestate dall’inizio della guerra e costanti violazioni delle tregue imposte dalle Nazioni Unite. Le parti belligeranti, inoltre, non si incontrano dall’ottobre del 2016.

Domenica scorsa gli ucraini sono stati chiamati ad esprimere la propria preferenza al ballottaggio tra Poroshenko e Volodymyr Zelensky, consegnando il Paese a quest’ultimo con oltre il 70% dei voti a favore.

Zelensky, 41 anni, è noto per aver interpretato in una popolare serie televisiva il ruolo di un insegnante di storia che, a seguito di uno sfogo contro la corruzione ripreso e poi pubblicato su YouTube da uno studente, viene candidato e poi eletto presidente. Come Vasyl Holoborodko, il protagonista della serie televisiva, Zelensky non ha alcuna esperienza politica e ha basato la sua forza comunicativa sulla lotta alla corruzione e allo strapotere degli oligarchi. Ha saputo anche convincere gli ucraini attraverso un programma in dieci punti in cui l’aspetto più innovativo è rappresentato, senza dubbio, dalla ripresa dei negoziati internazionali sul Donbass: una prospettiva molto più fattiva di quella di continuare ad alzare l’asticella della tensione con Mosca fino ad arrivare allo scontro aperto, utilizzata finora da Poroshenko. Anche la lista dei futuri ministri, presentata insieme al programma, contiene nomi di politici esperti e liberali.

Se da un lato queste aperture fanno ben sperare in qualcosa di più del solito voto di protesta destinato ad esaurire la sua carica innovativa a poche settimane dall’insediamento degli eletti, dall’altro l’inesperienza politica di Zelensky potrebbe essere un freno notevole, considerando l’influenza dei suoi avversari in patria e all’estero. La volontà degli ucraini di allontanarsi dalla sfera di potere di Mosca per riavvicinarsi all’Unione Europea è, invece, evidente. E, cinque anni dopo Euromaidan, è più forte che mai.