Gabriel ucciso perché piangeva mentre mamma e papà cercavano un rapporto sessuale

Le motivazioni fanno forse più orrore dell’omicidio stesso. Stiamo parlando della morte di Antonio Gabriel Feroleto, due anni e mezzo, strangolato a Cassino, in provincia di Frosinone, e per cui sono accusati la madre e il padre. La donna è in carcere, rea per gli inquirenti di aver soffocato il figlio; l’uomo è anche lui detenuto per concorso in omicidio.

Nell’ordinanza di arresto del papà, Nicola Feroleto, si legge che “avrebbe dato due schiaffi al bimbo prima della sua morte”. Lei, Donatella Di Bona, durante l’interrogatorio, avrebbe invece confessato: “Ci siamo visti, ma il pomeriggio non abbiamo fatto niente perché il bambino piangeva, piangeva e lui gli ha dato due schiaffi”. Insomma, il bambino sarebbe stato ucciso per aver interrotto un rapporto sessuale dei genitori, appartatisi in auto con quello scopo mercoledì 17 aprile. Il pianto ininterrotto di Gabriele avrebbe però esasperato a tal punto i due che Nicola lo avrebbe schiaffeggiato e Donatella poi avrebbe completato il ‘lavoro’, soffocandolo. Anche questa seconda parte dell’evento sarebbe emerso dalla confessione della mamma.

Tanti i commenti alla notizia sui siti online. Tutti dello stesso tenore: non si possono chiamare genitori due individui che agiscono in questo modo. Ricordiamo che dopo aver ucciso il piccolo, i due hanno tentato in tutti i modi di sviare le indagini. Nicola è scappato, Donatella ha tentato di far credere che il bimbo fosse stato travolto da un’auto pirata. Il pm Valentina Maisto e i carabinieri hanno dovuto attraversare tutte queste bugie per arrivare poi all’arresto per omicidio volontario della mamma killer. La confessione, insomma, è arrivata solo quando tutto era contro di lei. Non si può davvero parlare di pentimento, quindi.

Nicola, 48 anni, intratteneva con Donatella una relazione – anche dopo la separazione – pur avendo un’altra compagna. Nel verbale si legge ancora: “E a quel punto mentre la 28enne soffocava il bimbo, stringendolo sempre più forte man mano che si dimenava, Nicola non interveniva e sussurrava: Vi levo dal mondo. Un po’ guardava e poi si girava, prima guarda in aria, poi verso la macchina, poi di lato. No, lui non ha fatto nulla perché non gliene importa. Vabbé, il bambino è stato ucciso da me. Lui non gli ha messo una mano addosso per non essere incolpato”. Altre bugie, poi, sugli orari, sugli spostamenti di Nicola: “Lui mi ha detto di dire così”.

Per i funerali di Gabriel, si è fermato tutto Piedimonte. Bandiere a mezz’asta, serrande dei negozi giù per rispetto, fiori bianchi e palloncini colorati. Scene che abbiamo visto tante altre volte quando un innocente viene ucciso da chi, davvero, non può definirsi mamma e non può definirsi papà.

di Alessandro Pignatelli

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