Le Province, mai morte, risorgeranno dalle ceneri di una riforma monca

Le Province erano state abolite (quasi) per risparmiare? Bene, stanno per tornare. Il loro ritorno è contenuto in una bozza delle Linee guida per il riordino degli Enti locali, messa a punto da Lega e Movimento 5 Stelle. “La Provincia ha un presidente, eletto a suffragio universale dai cittadini dei Comuni che compongono il territorio provinciale, coadiuvato da una giunta da esso nominata”.

In tutto, si aprono nuove prospettive politiche per 2.500 persone, tra consiglieri, assessori e presidenti. Se da un lato si cercano di ridurre i parlamentari, dall’altro ora si fanno rientrare dalla finestra diversi politici in cerca d’autore. Un po’ di dubbi ci sono su questa mossa (elettorale?). Il testo è tuttora in fase di studio, ma è già a buon punto. A scriverlo il tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città dell’ultimo Milleproroghe.

Ma se tornano come fantasmi dal passato le Province, il risparmio dove fa a finire? Verrebbero cancellati ambiti ottimali, enti intermedi e “organismi comunque denominati”, nati proprio mentre sfiorivano le Province. Organismi per lo più sconosciuti ai cittadini, ma che comunque spendono risorse. L’idea di ricreare l’Ente locale è della Lega, ma non ci sono state obiezioni dai Cinque Stelle. Ricordiamo che l’ultima volta che ci sono state le elezioni provinciali è stata nel 2014. Pare preistoria, sono appena cinque anni fa. Il consiglio provinciale non andrebbe comunque a eliminare l’assemblea dei sindaci creata dalla riforma Delrio. Non solo: le Province tornerebbero ad avere il loro ruolo anche laddove ci sono già le Città Metropolitane.

Va anche detto che le Province non sono state mai abolite del tutto perché il referendum del 2016 ha scongiurato questa eventualità. Ma hanno decisamente perso peso e dignità rispetto a Comuni e Regioni. Le stesse Città Metropolitane di cui parlavamo poc’anzi avrebbero meno peso rispetto a oggi. Quello che più interessa i cittadini è che torneranno a esserci le elezioni provinciali. Insomma, un ritorno al passato degno di un governo conservatore. In grado di fare una sciabolata decisa a ciò che invece era stato deciso all’epoca renziana. E rompere con quel passato pare essere l’obiettivo prioritario gialloverde. Anche a costo di venir criticati per aver di nuovo aumentato le spese per la cosa pubblica.

di Alessandro Pignatelli

Rispondi