Ayrton Senna: grande talento, grande cuore e un pizzico di filosofia

Ayrton Senna: grande talento, grande cuore e un pizzico di filosofia

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

“I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità”.

Parlava così Ayrton Senna durante un’intervista in cui gli si chiedevano opinioni sulla drammatica situazione del suo paese, il Brasile. Ieri, il primo maggio, l’anniversario della morte del celebre campione: era il 1994, infatti, quando Senna rimase vittima di un terribile incidente durante il Gran Premio di San Marino di Formula 1. Aveva 34 anni.

Il lato sportivo di Senna lo conoscono tutti: la sua carriera, i suoi successi sono oramai nella hall of fame. Meno conosciuto, ma estremamente interessante, il suo lato ‘filosofico’.

Senna, un bravo ragazzo, un figlio che tutti i genitori avrebbero voluto, un fortunato, perché faceva il mestiere per lui più bello del mondo, perché i suoi sogni nel cassetto si erano incarnati nelle quattro ruote: perché lui i suoi sogni li guidava.

Senna, un generoso, un empatico. L’empatia: un concetto filosofico che racchiude, forse, l’essenza di Ayrton: il dono di immedesimarsi negli altri, sentire dentro sé una piccola parte dell’altro, guardandolo come se fossimo noi riflessi in uno specchio.

Il termine empatia, derivante dal greco, è stato usato dapprima dai poeti tedeschi del XVIII – XIX secolo: Herder e Novalis ritenevano empatico il rapporto tra uomo e natura. È stato però il filosofo tedesco Theodor Lipps a definire precisamente il concetto, nel suo Empatia e godimento estetico, del 1906. Lipps, però, definisce l’empatia da un punto di vista estetico, in rapporto alla sfera artistica. Con il filosofo Edmund Husserl (1859-1938) il concetto di empatia diventa cruciale per la comunicazione intersoggettiva. Husserl parla della società in termini di intersoggettività trascendentale: siamo un insieme di monadi, siamo esseri umani solo grazie alla relazione con gli altri. Senna, a sua insaputa, ha sposato appieno la filosofia di Husserl, facendo dell’empatia la parola d’ordine del suo pensare e del suo agire.

Edmund Husserl

Spesso Senna dava in beneficenza una parte significativa del suo guadagno, derivante dai suoi continui successi. Le sue opere di empatia e solidarietà, però, sono state rivelate solo dopo la sua morte e, nello stesso anno della sua morte- 1994- venne fondato l’Instituto Ayrton Senna, dalla sorella del pilota, Viviane.

Il sogno di Ayrton era diventato realtà: aiutare, aiutare il più possibile: perché chi ha i mezzi, chi ha la possibilità non può e non deve fare finta di niente. La fondazione realizza il sogno di Ayrton: aiutare i bambini brasiliani, perché nessuno può spezzare i nostri sogni e i bambini ne hanno tanti…

Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita…