Egitto: il referendum sulla costituzione consegna il Paese ad al-Sisi

Egitto: il referendum sulla costituzione consegna il Paese ad al-Sisi

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

In Egitto è stata approvata la modifica alla costituzione fortemente voluta dai sostenitori di Abdel Fattah al-Sisi. Il presidente è al potere dal 2014, quando ha guidato il colpo di Stato contro il leader della Fratellanza Musulmana Mohamed Morsi, democraticamente eletto dopo i rovesciamenti che nel 2011 portarono alla fine del regime trentennale di Hosni Mubarak.

Lasheen Ibrahim, capo dell’Ente nazionale elettorale egiziano, ha dichiarato in conferenza stampa che gli emendamenti al testo costituzionale del 2014 sono stati approvati con l’88,83% di voti a favore, con un’affluenza del 44.3%.

“Meravigliosa la vista degli egiziani che prendono parte al referendum… verrà annotata nel registro storico della nostra nazione”, ha twittato il presidente poco dopo l’annuncio di Ibrahim.

Il risultato era prevedibile: in Parlamento, dove al-Sisi gode di una maggioranza schiacciante, gli emendamenti erano stati approvati senza una vera opposizione nonostante le segnalazioni di alcune organizzazioni in difesa dei diritti umani. Human Rights Watch, in particolare, ha sottolineato in un comunicato che le modifiche che estendono il controllo presidenziale sulla magistratura e rafforzano il ruolo politico dell’esercito “metteranno il Paese sulla strada di un governo più autocratico”.

La campagna a favore del sì è stata schiacciante fin dai primi giorni di Aprile e co-finanziata da industriali e uomini d’affari che vedono in al-Sisi “l’uomo forte” necessario alla stabilità del Paese. Alla martellante propaganda nelle piazze si è aggiunta quella sui canali televisivi, controllati dal regime, mentre le forze di sicurezze minacciavano sanzioni e arresti in caso di boicottaggio. Come se questo non fosse stato sufficiente a minare la credibilità del referendum sui social media e su alcuni canali di informazione indipendente sono state pubblicate le fotografie dei coupon che sono stati distribuiti in alcuni quartieri del Cairo per spingere la popolazione a votare. I tagliandi, del valore di 200 sterline egiziane (circa 11 dollari), erano convertibili per l’acquisto di beni di prima necessità come pasta, zucchero, riso e olio. Questo tipo di incentivi, in un Paese in cui più di un quarto della popolazione vive sotto la soglia di povertà, può davvero fare la differenza in termini di affluenza alle urne.

Il fatto che il regime cercasse la partecipazione popolare in modo da legittimare il contenuto del referendum ha messo in dubbio, almeno inizialmente, l’adesione delle opposizioni al voto. Questa volta, però, attivisti, intellettuali e associazioni di dissidenti hanno deciso di mettere da parte le tradizionali forme di boicottaggio per confluire in modo compatto in una campagna per il “No” davvero trasversale. L’ennesima prova che, nonostante gli arresti, le torture e le sparizioni forzate, un altro Egitto è ancora possibile.