I “riders” di Glovo scendono in piazza per i diritti

I “riders” di Glovo scendono in piazza per i diritti

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Nei giorni scorsi a Torino i “glover”, così si fanno chiamare i lavoratori che fanno consegne per Glovo, la società che ha sostituito Foodora in Italia, hanno deciso di incrociare le braccia e fermare le loro bici. «Protestiamo contro le condizioni di lavoro inaccettabili – raccontano gli organizzatori – Nelle scorse settimane abbiamo fatto alcuni incontri tra noi e abbiamo deciso di scioperare». Com’era già accaduto con la vertenza Foodora, su cui si è pronunciata per alcuni riders anche la Corte d’Appello di Torino, anche i fattorini di Glovo – circa un migliaio nella sola Torino – sostengono di essere trattati “a tutti gli effetti come dei lavoratori”.

Spiegano: «Siamo controllati in tutto quello che facciamo da un punteggio di eccellenza, che è il discrimine con cui l’azienda ci permette di lavorare più o meno ore: questo lavoro viene venduto come flessibile, in realtà le ore in cui lavoriamo, a parte poche eccezioni, sono decise da loro». Secondo la ricostruzione offerta dal gruppo che ha lanciato lo sciopero, di cui fanno parte alcuni degli attivisti storici delle manifestazioni di rivendicazione dei riders, la paga “a cottimo”, lorda, sarebbe a 2 euro per ordine consegnato, più 50 cent al chilometro: contando i tempi di attesa si arriverebbe a guadagnare non più di 5 o 6 euro lordi l’ora. Una delle ragioni della protesta riguarda la questione sicurezza.

Negli ultimi mesi diversi incidenti hanno coinvolto i ciclisti, che anche per questo hanno aderito alle pedalate “critical mass” finite al centro delle polemiche per gli scontri con la polizia un mese fa. Nonostante ci sia un’assicurazione, non sarebbero arrivati risarcimenti: «La nostra azienda non offre neanche un’assicurazione che ci copra da infortuni o incidenti, oltre a non fornire i dispositivi di sicurezza individuali, e il nostro contratto, che è di collaborazione occasionale, non è coperto dalle tutele Inail», raccontano. «L’assicurazione ufficialmente esiste e copre gli infortuni dal quarto giorno di ricovero in ospedale, nei fatti però ad oggi nessuno dei glovers che ha fatto incidenti ha ricevuto rimborsi, pur essendo stati ricoverati anche per intere settimane», aggiunge uno dei fattorini interpellati. Le rivendicazioni riguardano un salario minimo garantito per ogni ora lavorata, come succede per i fattori di Deliveroo e Just Eat, ma anche il riconoscimento di un pagamento, ridotto, per quando si è in attesa, e un aumento delle tariffe, così come l’estensione del bonus se c’è una allerta meteo.

«Stavo pedalando veloce su quel cavalcavia. È stato un attimo, la ruota anteriore della bici ha urtato la barriera che separa la carreggiata delle auto da quella pedonale. Ho sentito un rumore sordo, poi un forte dolore alla mandibola. Mi sono ritrovato a terra e non riuscivo più a muovermi». Sono passati più di cinque mesi da quel pomeriggio del 15 novembre ma Giulio ha ancora il viso gonfio e parla a fatica. «Avevo iniziato a fare il rider per Glovo a Torino da un paio di mesi. Quel giorno stavo andando a ritirare un ordine al Mc Donald’s. Andavo forte e l’asfalto era bagnato, aveva appena iniziato a piovere». Quello schianto a tutta velocità gli è costato una frattura scomposta alla mandibola e la rottura di tre denti.

Ora, 27 anni, originario del Senegal e iscritto a Torino all’Università di Lingue, si vergogna un po’ a mostrare il suo sorriso sgangherato. «Sono diventato bruttissimo! Avevo dei denti perfetti, ora sono tutti scheggiati e se non mi passa il dolore rischio di dover togliere anche gli incisivi». Racconta: «Quella mattina ero arrivato con qualche minuto di ritardo a ritirare un ordine e il cliente lo aveva annullato. Questo ha inciso sul mio punteggio di efficienza, che è uno dei parametri in base a cui l’azienda favorisce l’accesso dei fattorini agli slot orari più richiesti». Non voleva che succedesse ancora, per questo pedalava forte. «Ma dopo l’incidente, per via dell’inattività prolungata, il mio punteggio è crollato da 92 a meno di 50». Glovo assicura che in questi casi il punteggio viene solo «congelato».

Ma Giulio giura che è andata diversamente: «Oggi ho ripreso a fare le consegne ma riuscire ad aggiudicarmi degli ordini è quasi impossibile. Non guadagno più di 150 euro al mese. E li spendo quasi tutti per gli antidolorifici». Incidenti come quello sono all’ordine del giorno tra i fattorini in bicicletta. «Siamo caduti dalla padella alla brace», denuncia Alessia, passata da Foodora a Glovo dallo scorso ottobre, da quando cioè la piattaforma spagnola di consegne a domicilio ha inglobato le attività della ex concorrente tedesca che nel frattempo ha fatto le valigie e ha lasciato l’Italia. La mossa ha cambiato gli equilibri dell’home delivery sul mercato nazionale, perché Glovo, acquistando Foodora, si è affermato come uno degli operatori più forti sulla piazza. E rispetto al principale competitor Deliveroo guadagna terreno anche grazie alle consegne multi-categoria: dai farmaci, alla spesa del supermercato, fino al ritiro degli abiti freschi di tintoria.

Ma a farla da padrone è il cibo. «I clienti apprezzano queste comodità – continua Alessia – ma ne ignorano il costo umano: la paga standard a consegna è di 2 euro lordi (1,60 netti), più 40 centesimi a chilometro. Se si calcola un tragitto medio di 5 chilometri – ma spesso sono molti di più – la paga netta è di 3,60 euro. Poi ci sono variabili come l’attesa al ristorante (0,04 centesimi al minuto) o i bonus pioggia e neve che sembrano esistere solo sulla carta. La verità è che rispetto a quando lavoravo per Foodora il mio guadagno si è dimezzato». Soltanto a gennaio la Corte d’Appello di Torino aveva accolto in parte il ricorso di cinque ex fattorini, riconoscendo loro, con richiamo all’articolo 2 del Jobs Act, la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e malattie pagate. «Speravamo che finalmente le cose sarebbero cambiate, che avremmo avuto più tutele – conclude Alessia – invece oggi regna il far west e il governo che ci ha usati per fare campagna elettorale ha smesso di ascoltarci».