Il microchip del cane al ristorante cinese

Il microchip del cane al ristorante cinese

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Sullo scorso numero abbiamo visto come una delle più datate bufale riguardi i negozi di abbigliamento gestiti da persone cinesi, che nasconderebbero nel retrobottega una sala operatoria di tutto rispetto in cui prelevare organi a povere clienti ignare. Non è l’unica leggenda metropolitana mirata a screditare l’imprenditoria cinese in Italia. Al centro di un’altra bufala ci sono infatti i ristoranti etnici orientali. «Il mio amico è andato a cena nel ristorante cinese – è la formula più classica – poi è stato male. È andato al pronto soccorso e con la lavanda gastrica gli hanno trovato il microchip di un cane nello stomaco». Circolano ovviamente altre versioni, con leggere variazioni.

Alcune riferiscono che l’avventore avrebbe rischiato di soffocarsi con il chip in questione. Piuttosto improbabile, date le piccole dimensioni del dispositivo. In altre varianti, il chip viene intravisto nel piatto. Basta il passaparola, magari qualche condivisione su Facebook ed è fatta: centinaia di persone si convinceranno che nel ristorante in questione si mangi carne di cane. Poco importa se, anche ipotizzando per assurdo che un ristorante la servisse sul serio, difficilmente si potrebbe rinvenire un microchip, che viene impiantato nel sottocute e non nei muscoli dell’animale.

Nel tempo, la bufala ha toccato decine di ristoranti: lo stesso episodio o qualcosa di molto simile sarebbe avvenuto, secondo le solite voci incontrollate, a Vigevano, a Cirié (nel Torinese), in Toscana, in provincia di Perugia, in quella di Padova… E come sempre, quando una vicenda che dovrebbe essere insolita sembra essere accaduta pressoché ovunque, non è mai accaduto davvero. In almeno due casi, in compenso, la questione è finita addirittura nella caserma dei carabinieri.

Nel 2013, una donna è stata denunciata per diffamazione aggravata: aveva ambientato la storiella del microchip in un ristorante cinese della sua città, diffondendo il tutto su Facebook. I militari avevano impiegato ben poco tempo per scoprire che al pronto soccorso locale non risultava alcun caso di questo tipo e che la storia era completamente infondata. In compenso, su internet aveva creato un’onda di indignazione totalmente ingiustificata contro i ristoratori orientali. Nel 2014, un altro ristorante orientale aveva sporto denuncia contro ignoti: in questo caso, secondo la storia, il microchip sarebbe stato ritrovato in un piatto. Ma era tutto altrettanto falso. Intanto, però, i gestori si erano ritrovati prenotazioni annullate e clientela ridotta.

Dunque nessun microchip nel piatto ma… solo una bufala.