Pet Sematary di Stephen King

Pet Sematary di Stephen King

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Pubblicato nel 1983, in queste settimane “Pet sematary” sta conoscendo una nuova ondata di popolarità grazie al secondo adattamento cinematografico, atteso nelle sale fra pochi giorni.

Una doverosa premessa: “Pet sematary” fa davvero paura. È probabilmente uno dei libri di King più spaventosi, insieme a “Una splendida festa di morte” (meglio noto come “Shining”). Come sempre, l’orrore del Re non è fine a sé stesso: si inserisce in una prospettiva più ampia sull’animo umano.

Tema fondamentale del romanzo è la morte: esiste qualcosa che spaventi di più l’essere umano? Eppure con la morte si deve in qualche modo venire a patti. È più semplice da comprendere quando rapisce nel suo sonno una persona anziana, anche se amata. È crudele, ma rientra nell’ordine naturale delle cose. È ardua, incomprensibile, quando si porta via qualcuno troppo presto, in modo inaspettato. Allora la fine della vita appare come un’intollerabile ruberia, il furto del prezioso tempo che la stessa persona avrebbe dovuto avere davanti a sé.

All’interno della famiglia Creed, ognuno vive la morte a modo suo. Louis Creed, medico entrato in servizio all’infermeria universitaria, la guarda con distaccato occhio clinico. Sua moglie Rachel l’ha conosciuta da bambina e da allora vive con terrore tutto ciò che la riguarda. La loro figlia maggiore, Eileen, a cinque anni non riesce ancora a farsene una ragione. Il più piccolo, Gage, si è da poco affacciato alla vita e sicuramente non ha simili pensieri per la testa. I loro vicini la contemplano con la saggezza degli anni e con la consapevolezza di chi, in gioventù, l’ha vista in faccia più volte.

Nel corso del romanzo, avranno diverse occasioni per riflettere sulla natura della morte. A partire dal famoso “Pet cemetery” che dà il titolo (volutamente storpiato) al romanzo: il cimitero degli animali che sorge appena dietro casa loro. In seguito la morte busserà più volte a casa Creed. Riserverà loro il suo volto più spaventoso. Eppure, i protagonisti si renderanno presto conto che esistono cose decisamente peggiori della morte. E che, talvolta, una vera fine è preferibile a un nuovo inizio pieno di incognite.

Una curiosità: molti degli episodi narrati nel romanzo sono ispirati a fatti realmente accaduti. L’ha rivelato direttamente Stephen King, in una recente intervista. Per esempio, sua figlia Naomi reagì davvero male alla morte del suo gatto: non voleva accettarne la scomparsa. Fu invece lui a essere spaventato a morte (è il caso di dirlo) quando uno dei suoi figli rischiò la vita avvicinandosi eccessivamente a una strada trafficata che scorreva vicino a casa loro.