Vittoria in sella alla sua bici: dalla matematica alla velocità di una due ruote

Vittoria in sella alla sua bici: dalla matematica alla velocità di una due ruote

2 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Vittoria Bussi, classe 1987, si è laureata in Matematica Pura all’Università La Sapienza di Roma nel 2010, per poi continuare con la carriera accademica e partire per un dottorato di ricerca ad Oxford. Nel 2016 però la svolta: decide di lasciare la matematica per diventare un’atleta professionista nel ciclismo, con l’obiettivo di battere il record del mondo dell’ora in pista. Con quarantotto chilometri e sette metri, è la prima donna della storia ad aver superato i 48 chilometri l’ora. Vittoria ci racconta come è nata la sua passione.

Una passione nata non subito: come ti sei avvicinata al ciclismo?

È successo per caso. Provengo dall’atletica leggera, che ho praticato fino all’università a Roma, la mia città. Poi mi sono trasferita in Inghilterra poiché ho ottenuto un dottorato in ricerca a Oxford, dove va molto di moda il triathlon. Ho comprato una bicicletta, cosa comica, perchè in realtà io non l’avevo mai praticamene usata. Le sessioni di bicicletta andavano particolarmente bene e mi piacevano. Io sono un po’ estrema nella vita, quindi ho deciso di lanciarmi nel ciclismo, di allenarmi per vedere che sarebbe successo. Ho iniziato a vincere qualche gara e sono stata contattata di una società professionistica toscana, quindi sono tornata in Italia a fare ciclismo.

Una vita accademica che hai deciso di lasciare per lo sport: non hai avuto paura di lanciarti in questa impresa?

Quando uno racconta la propria vita a volte uno sorvola un po’ su molte cose. Il mio è stato un entrare in punta di piedi, timorosa e piena di domande. Con persone intorno a me che magari ho perso perchè non credevano in quello che stavo facendo o altre che ho riscoperto perchè mi hanno sempre appoggiato. Di paura ce n’è stata tantissima fin dall’inizio, ero la prima consapevole di quello che stavo lasciando, anche a malincuore. Non era una vita che non mi stava dando soddisfazioni quella della matematica, ma non riuscivo più a riempire quello scombussolamento che avevo in quegli anni. Anche l’incertezza economica ha avuto il suo peso: il ciclismo femminile sta nascendo adesso e di strada ancora ce n’è tanta da fare. Penso però che nella vita tutti noi dobbiamo avere coraggio quando non ci sentiamo più al 100% soddisfatti di affrontare il cambiamento che spaventa sempre un po’ tutti.

Il fatto di praticare una disciplina che sta nascendo e che in Italia trova difficoltà, come lo affronti? Anche pensando alle strutture che non ci sono, agli spostamenti, ecc ecc…

Con tanta pazienza. Bisogna avere sicuramente buone doti organizzative. Mettersi proprio a tavolino e organizzare la stagione, fare i conti di quanto si spende al mese. Capire quali sono i velodromi che possono ospitarti, la montagna e il mare per gli allenamenti. Progetto tutto, in uno schema di quello che può servire per affrontare gli allenamenti.

La donna più veloce al mondo in sella ad una bici, come ti fa sentire questo traguardo?

Sono il tipo che è più felice quando cerca di raggiungere un obiettivo, rispetto a quando lo raggiungo. Ho avuto una sensazione strana quando ho realizzato il record del mondo di tristezza perchè era tutto finito. Ovviamente c’è un grandissima soddisfazione, per essere partita da zero ed essere lì in cima al mondo. Ma non mi sento arrivata. C’è quella voglia di mettermi in gioco e questa cosa forse è stato l’incentivo a premere sull’acceleratore e andare avanti in questa altra stagione.

Una campionessa, che passa in sordina in patria…

Non mi sento di fare polemica. È talmente un risultato di nicchia questo record del mondo, una cosa specifica. Dal punto di vista tecnico posso ancora capire se ancora si aspetta a dare dei giudizi su dime come atleta. Effettivamente c’è ancora molto da dimostrare. È un risultato importante, ma essendo di nicchia capisco che possa creare ancora qualche titubanza.

Matematica e ciclismo: quanto sono collegati queste due materie?

Tutto il mondo vibra di matematica, è ovunque. Il ciclismo è solo una di quelle infinite cose su cui applicare la matematica. In particolare per il record dell’ora ci sono tutti gli studi di aerodinamica e di meccanica dei fluidi. La matematica ha avuto un impatto incredibile, perchè come atleta capire l’importanza di stare in una posizione così scomoda fa la differenza. Non sapendo la motivazione lo sforzo può risultare più ostile, mentre se hai la motivazione, lo fai più volentieri.

Quali sono i tuoi obiettivi dei tuoi prossimi mesi?

Penso che qualsiasi atleta che punta a qualcosa di importante nell’anno pre-olimpico dà uno sguardo al 2020. Ovviamente è veramente ancora un sogno, ancora di più del record dell’ora di cinque anni fa. Al momento c’è solo la voglia di ributtarsi su strada, di mettersi il numero sulla schiena e vedere se il bagaglio del record dell’ora mi ha dato qualcosa rispetto agli altri anni sulle cronometro. Mi sto allenando, tra poco iniziano le gare, vediamo che succederà.