Divorzio: addio all’assegno di mantenimento a vita

Divorzio: addio all’assegno di mantenimento a vita

4 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

Se si va a convivere, si smette di essere percettori dell’assegno ottenuto dopo il divorzio. Sta per diventare legge il progetto che si trova attualmente alla Commissione Giustizia della Camera. Cambiano anche i parametri per calcolare l’assegno di mantenimento dell’ex coniuge. Il 13 maggio il disegno di legge passerà all’aula di Montecitorio, ma intanto entriamo nel merito di quelle che potranno essere le nuove norme.

Viene eliminato il criterio discriminante del ‘tenore di vita’ acquisito durante l’unione coniugale, che la Cassazione ha peraltro messo in discussione in diverse sentenze. E ancora: quando l’ex va a convivere o si sposa nuovamente, qualsiasi pagamento viene immediatamente interrotto. Il ‘tenore di vita’ non dovrà più essere preso in considerazione del giudice, che invece dovrà considerarne altri. In base a questi, sarà più o meno alto l’assegno di mantenimento per l’ex coniuge. Quali sono questi nuovi parametri? La durata del matrimonio, il contributo fornito dai coniugi “alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune’, l’età e la salute dei due ex, “la ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive”, il contributo a favore di figli minori, disabili o non indipendenti a livello economico.

Una vera e propria rivoluzione che vorrebbe rendere più equo l’assegno mensile. E soprattutto temporaneo, non per tutta la vita. Il giudice può ravvisare “ragioni contingenti o superabili” che bloccherebbero il pagamento e quindi il mantenimento del coniuge. Il metro consigliato per la valutazione sarà quello delle “condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi in seguito alla fine del matrimonio”.

Sulla riforma pare esserci un forte consenso, dunque è probabile che venga approvata con modifiche nulle o irrisorie. Finora, l’addebito era obbligatorio in molti casi: per tradimento, abbandono della casa coniugale e altri comportamenti colpevoli che avevano determinato la fine del matrimonio. Come detto in precedenza, i legislatori stanno seguendo la linea della Cassazione che già ha sentenziato in merito: “L’assegno di divorzio non è una rendita parassitaria”, ma “un contributo dovuto solo in caso di meritevolezza o di incolpevole difficoltà economica”: Se il coniuge riuscirà a uscire dal momento difficile che lo ha reso incapace di provvedere da solo al suo mantenimento, l’assegno cesserà di venire versato.

di Alessandro Pignatelli