I posti prenotati che da Roma in giù non esistono

I posti prenotati che da Roma in giù non esistono

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Un comico in tv, recentemente, ha raccontato di quando arrivò a Milano. Lui, calabrese, era abituato a sedersi al cinema dove capitava. Rimase sconcertato dal fatto che nelle sale meneghine ci fossero i biglietti numerati. A me ha fatto venire in mente un’esperienza personale di un po’ di anni fa. Era un periodo in cui facevo Nord – Roma in autobus e Roma – Puglia su un altro pullman.

Succedeva più o meno sempre questo. Sui torpedoni per la capitale regnava l’ordine. Ognuno aveva il suo posto prenotato, non volava una mosca alla partenza. Quando dalla capitale prendevi l’autobus per scendere al Sud, la situazione era assolutamente opposta. Tu avevi prenotato il tuo posto, regolarmente, e altrettanto regolarmente qualcuno si era già seduto al tuo di posto. E allora iniziava la discussione. Tu tiravi fuori il tuo biglietto, l’altro faceva lo stesso. Spesso scoprivi che effettivamente la compagnia aveva venduto a due persone lo stesso numero. Allora la discussione si accendeva perché, come in un’arena, intervenivano gli amici dei due contendenti, parteggiando per uno o per l’altro. Intanto, il pullman partiva e tu eri ancora lì in piedi. Talvolta doveva intervenire l’autista, invece, che sistemava la questione in modo fin troppo serafico: “Non preoccupatevi, tanto non siamo al completo. Si può mettere in quel posto, che è vuoto”.

Ogni anno la stessa storia. Altre volte eri tu che ti eri seduto per primo, ma la situazione non mutava. Arrivava la signora carica di valigie e di pacchi, te li metteva addosso e pretendeva di sedersi sopra di te. Magari anche senza avere il biglietto. Un gran caos, difficile da raccontare a parole. Il viaggio durava solo sei ore, contro le 12 di quello per Roma, ma sembravano eterne. Il doppio. Perché a ogni fermata accadeva la medesima situazione. C’erano doppioni su doppioni, come si trattasse di figurine. E proprio come le figurine, si finiva per patteggiare: io ti lascio la mia, ma tu mi dai la tua. Presi per sfinimento, noi che arrivavamo dall’Alta Italia, spesso decidevamo di cedere il posto, andando a sederci da un’altra volta.

Ecco. Il Nord anche oggi dimostra ordine, il Sud disordine. Ma non è una questione di razzismo. È che quando scendi, regione dopo dopo regione, tutto cambia. Sembra di essere in due Stati diversi. Man mano che dal Nord arrivi al Centro – e oggi lo posso dire dopo aver toccano con mano – la normalità lascia il posto all’eccezionalità. Che però qui è normalità. Si discute, si urla, ci si diverte a fare più rumore possibile. Le energie vengono spese così invece che per rispettare gli orari, i posti prenotati, gli altri. È come se tutto dovesse essere un rattoppo a qualcosa di rotto irrimediabilmente. Che probabilmente è la fiducia nell’altro. Ognuno vuole prevalere perché pensa che chi gli sta davanti cerchi solo una cosa: approfittarsi della situazione. La cambieremo mai questa mentalità? Avremo mai treni o autobus in cui anche da Roma in giù tutto è ordinato?