In Bruges, la coscienza dell’assassino: quando a una pallottola corrisponde una risata

In Bruges, la coscienza dell’assassino: quando a una pallottola corrisponde una risata

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Impugna la pistola; prendi la mira; respira profondamente e ricontrolla la posizione del tuo bersaglio. Stai attento, fermo, sicuro, perché basta un colpo mancato per tramutarsi da cacciatore a preda. È una roulette russa In Bruges – la coscienza dell’assassino, esordio dietro alla macchina da presa di Martin McDonagh (regista dell’acclamato “Tre manifesti a Ebbing, Missuouri”) datato 2009. Li porta benissimo i suoi dieci anni questo film, non perdendo mai quella freschezza e originalità che lo contraddistinguono. Chiusi tra i confini belgi di questa città “da fiaba”, i sicari protagonisti (Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes) a ogni visione tornano sul luogo del misfatto, reiterando le proprie azioni sempre uguali eppure sempre nuove.  Al centro dell’intreccio troviamo Ray e Ken, due killer di professione inviati a Bruges dal proprio boss Harry dopo che un omicidio non è andato nel modo programmato. Nell’attesa di ricevere disposizioni, Ken decide di girare per le strade di Bruges e ammirare le opere d’arte e chiese lì racchiuse. Ray si chiude invece in una sorta di resistenza passiva finchè, grazie all’incontro fortuito con Chloe, uscirà dalla sua indifferenza mettendolo in contatto con un mondo sconosciuto che non può però far velo a un’attesa che implica la morte di qualcuno.

“In Bruges” è uno dei quei film che, indipendentemente da quante volte è stato visto, apparirà straordinario, ingegnoso, intriso di black humor come la prima volta. Pur non essendo né il primo, né l’ultimo film a sviluppare la cosiddetta “malinconia del sicario” (si prenda solo “A History of Violence” di David Cronenberg, “Sicario” di Denis Villeneuve, o “The Departed” di Martin Scorsese) al comparto intimistico McDonagh riesce ad affiancare una sceneggiatura pregna di acume intellettuale, sarcasmo e situazioni assurde e fuori dagli schemi. Un gioco di opposti esacerbato da piani ravvicinati atti a cogliere ogni sfumatura emotiva che muove il mare in tempesta all’interno di ogni personaggio e perfettamente trasposto sullo schermo da performance corali di attori completamente in parte. Il riso si alterna alla commozione, mentre gli occhi guardano ora assorti lo schermo, ora coperti da mani che li distanziano dalla coltre di sangue che ammanta la scena. Ogni singola sequenza è potenziata da un sentimento diverso che fa di “In Bruges” un film completo e da riguardare all’infinito. Giostra caleidoscopica dove l’orrore abbraccia l’onirico e l’umorismo più nero (caratteristica, questa, sottolineata da una fotografia ombrosa e saturnina) Ken e Ray incarnano lo Ying e lo Yang dell’essere sicario. Il primo, killer navigato, riesce ancora a stupirsi e sognare, ritrovando in Bruges il suo perfetto riflesso topografico e ambientale; Ray, che dall’alto della sua giovane età dovrebbe dimostrarsi come la metà più spensierata della coppia, si presenta invece come un individuo schiacciato dalle proprie colpe e dai propri rimorsi; nulla sembra andargli bene e nemmeno la pittoresca città medievale di Bruges riesce a colorare la sua visione della vita.

(l-r.) Brendan Gleeson and Colin Farrell star in Martin McDonagh’s IN BRUGES, a Focus Features release.

Luci e ombre dell’esistenza; uomini che di giorno si stupiscono della bellezza da cartolina della cittadina che li accoglie per poi trasformarsi di notte in esseri mefistofelici capaci di rubare l’anima altrui con il solo tocco di un grilletto. Una dicotomia perfettamente in equilibrio e riverberata dalla rappresentazione di una cittadina che, dietro a bellezze naturali e artistiche, rivela ogni forma di trasgressione, da quella sessuale (presenza di prostitute) a quella illegale (droghe e omicidi).

Montagna russa sospinta dalla scarica di pallottole e da conversazioni stralunate che scuotono la tranquillità della cittadina belga, “In Bruges – La coscienza dell’assassino” è un film da non perdere e riguardare mille e mille volte ancora.