La necessità aguzza l’ingegno: il gorgonzola, Heidegger e la questione della tecnica

La necessità aguzza l’ingegno: il gorgonzola, Heidegger e la questione della tecnica

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Tutti noi conosciamo il gorgonzola, tipico formaggio lombardo da molti amato per il suo particolare gusto e quelle sue venature verdastre inconfondibili. Non si sa con esattezza quando nacque, ma attorno a questo formaggio sta una curiosa leggenda, dal sapore filosofico.

Siamo nel XV secolo nei pressi di Milano. Un mandriano, giunto nel paese Gorgonzola, essendo affamato decise di versare del latte cagliato in un recipiente. Andato a dormire, la mattina seguente si accorse di essere sprovvisto dell’utensile necessario alla lavorazione del latte. Che fare, allora? Beh, la necessità, come è risaputo, aguzza l’ingegno. Il mandriano decise di aggiungere alla cagliata della sera una nuova cagliata. Da questo strano miscuglio, frutto dell’ingegno del mandriano per cercare di ovviare alla mancanza dell’utensile preposto alla lavorazione, è nato quello che oggi chiamiamo gorgonzola. Il formaggio, infatti, con la seconda cagliata si arricchì di quelle inconfondibili venature verdi.

La leggenda ha un sapore estremamente filosofico e ci rimanda a uno dei pilastri della filosofia di Martin Heidegger, filosofo tedesco, allievo del fenomenologo Edmund Husserl, vissuto tra il 1889 e il 1976. Conosciuto soprattutto per le sue scelte politiche alquanto discutibili- aderì al nazismo- Heidegger si concentrò molto sulla questione della tecnica. La tecnica in Heidegger è in qualche modo l’insieme degli strumenti con cui l’uomo esercita il controllo sulla natura: è quella che noi oggi chiamiamo tecnologia. Insomma, è quel famoso utensile mancante, la cui mancanza permise al mandriano di creare qualcosa di straordinario. Utilizzare mezzi artificiali per Heidegger porta all’evento, porta allo svelamento della verità. Il filosofo, però, critica soprattutto la sua epoca in quanto l’abuso della tecnica ha portato a quello che lui stesso ha definito l’oblio dell’Essere. L’Esserci- il Dasein-, ossia l’Uomo, l’unico ente in grado di porsi domande circa l’Essere, per colpa della tecnica non se le pone più. La tecnica in Heidegger è quindi bifronte: da un lato è positiva in quanto permette di svelare la verità, ma dall’altro è dannosa in quanto potenzialmente alienante.

La tecnica nella sua essenza è qualcosa che l’uomo di per sé non è in grado di dominare”, diceva Heidegger. E senza tecnica, secondo il suo pensiero, l’uomo è più libero, più creativo: perché se non hai i mezzi te li inventi, così come il mandriano fece di una mancanza una straordinaria invenzione. Pensiamo al consumismo: l’uomo ha prodotto certi strumenti, ha apparentemente dominato la natura, le ha messo il giogo. Non si è accorto, però, che è quello strumento, figlio del suo ingegno, ad aver messo il giogo su di lui.

L’uomo è collocato, impegnato e provocato da una potenza che diviene palese nell’essenziarsi della tecnica e che egli stesso non signoreggia…