La rivincita di Iron Leg: grazie allo sport, l’accettazione di sé

La rivincita di Iron Leg: grazie allo sport, l’accettazione di sé

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Michele Grieco ha 28 anni. La sua vita scorreva normale fino a quando, a 13 anni, gli hanno diagnosticato un tumore alla gamba (osteosarcoma al femore sinistro). In un primo periodo si è sottoposto a chemioterapia, poi con l’operazione si è deciso di non amputare ma di applicare una protesi interna, asportando gran parte della muscolatura della gamba sinistra. Nonostante questo, ora si sta lanciando a capofitto nel ciclismo e punta in alto. «Dopo la riabilitazione ho ricominciato una vita normale, anche se molte cose non si possono fare, però non mi sono mai fermato – racconta Michele – Crescendo mi sono dedicato molto alla musica e non allo sport. Forse perchè era più facile. Questo fino a dicembre 2017, quando il muscolo della gamba si stava atrofizzando e mi faceva molto male. Ho ricominciato con la palestra facendo esercizi solo per i muscoli, pensando di fare una cosa momentanea di un mese».

Così non è stato ed è passato da un estremo all’altro:«Ho iniziato a stare bene e a febbraio del 2018 mi è saltato in mente di completare un Ironman. Allora ho cominciato a fare anche nuoto e ciclismo. Poi a giugno mia moglie Sara, mi ha iscritto a questo incontro con Obiettivo 3 di Alex Zanardi, per domandargli come potessi inserirmi nel mondo dello sport attraverso il triathlon. In quell’occasione mi è stato detto che non sarei stato mai competitivo in quella disciplina, poiché non posso correre agevolmente. Allora mi hanno indirizzato verso il solo ciclismo. Ho voluto comunque fare una mezza Ironman per conto mio e l’ho portata a termine. Ora mi sto dedicando solamente al ciclismo». Una rivoluzione nell’approccio alla vita di Michele: «Il grande passo è stato fatto più che fisicamente, mentalmente. Sono passato dal non dire a nessuno che avessi una protesi, vivevo la mia disabilità come un limite. Adesso invece la vivo come un’opportunità perchè tramite lo sport riesco davvero ad esprimermi – continua il ciclista – Credo che tutto sia nato perchè iniziando di nuovo a mettere in moto tutto il mio corpo, scoprendo che alcune cose potevo farle, è stato come una rivalsa verso la vita. Sento dentro la voglia di poter fare tutto, nonostante abbia una protesi. Ti viene ancora più voglia di farlo rispetto ad un normodotato che non ha impedimenti. Questo senso di riscatto mi ha fatto nascere questa voglia di spingere sempre maggiormente: più ti dai un obiettivo ambizioso, più in alto arrivi».

Gli incontri nella vita non sono mai casuali e uno in particolare è stato determinante: «A Zanardi dopo l’incontro ho chiesto se fossi disabile o no, visto che camminavo normalmente ma non potevo fare certe cose. Mi ha detto che però nella bici potevo andare forte. Poi si è segnato il mio nome sul taccuino. Pensavo fosse finito tutto lì. Due settimane dopo mi hanno chiamato da Obiettivo 3 e la cosa mi ha davvero emozionato tantissimo, perchè pensavo di essere escluso. Mi è venuta ancora più voglia di fare ciclismo». Quello di Michele è stato un percorso importante, fatto di molti enti e persone che lo hanno aiutato. Ora lui vuole restituire il favore: «Iron Leg è nato come scherzo, un gioco di parole. Con questo progetto sto cercando di dare una mano a tutte le figure che nella mia vita mi hanno aiutato, come la Città della Speranza, associazione di Padova che fa ricerca sulle malattie oncologiche infantili e dà sostegno alle famiglie. È fondamentale aiutare in quelle situazioni non solo i malati, ma anche tutti coloro che gli stanno intorno. Oltre a questa anche Piano C, associazione che aiuta con la riabilitazione ricreativa anche all’estero. Con queste esperienze i ragazzi tornano pian piano normali. Ti fanno crede che l’impossibile sia possibile e la cosa ti sprona per tutta la vita. Devo a loro molto, se posso contribuire pedalando, allora vado un po’ più forte».

Nonostante abbia iniziato “tardi” a fare sport, Michele non cambierebbe nulla del suo percorso: «Nell’infanzia ero obbligato a fare sport, ciclismo e nuoto, perchè avrebbe fatto bene alla mia protesi. In quell’età però, quando ti costringono ti opponi per partito preso anche se l’attività ti piace. Non cambierei nulla nella mia vita, perchè credo che tutte le esperienze servano. Una cosa che forse ho sbagliato è stato non accettarmi con la protesi – spiega – Io volevo essere normale. In adolescenza mi sarebbe servito capire che quello che ero, era il potenziale che potevo sviluppare, senza cercarlo in altri e in altre cose. Si deve puntare al meglio per se stessi, trovando anche il proprio modo di superare le difficoltà».

Pur avendo intrapreso da poco questo percorso la voglia di fare è tanta: «Ogni giorno tramite lo sport voglio un po’ superarmi. È un modo per crescere. Ogni volta che salgo in bici faccio qualcosa di meglio. Sento che non c’è un limite finale a cui posso arrivare, ho uno solo stimolo continuo di crescita sia mentale, sia fisico – conclude Michele Grieco – Ho iniziato da poco con la bici, sto prendendo le misure su come sono le gare nazionali a cui parteciperò a tutte quest’anno, anche con i normodotati per allenarmi sempre di più. Il prossimo anno voglio iniziare ad essere competitivo per dimostrare quello che sono. In quattro anni voglio raggiungere la forma fisica ideale, per poi puntare a quello a cui si può puntare».