L’esperienza di Savio: 33 anni, due lavori una sola aspirazione

L’esperienza di Savio: 33 anni, due lavori una sola aspirazione

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Savio De Vita, 33 anni, vive a Casoria in provincia di Napoli. Attualmente si divide in due lavori: da un lato fa l’insegnante, dall’altro è impegnato in una TV locale. È uno dei giovani che per ora non si sposta dalla sua terra di origine, ma che sta solo aspettando il momento giusto per farlo. Nell’ambito scolastico è un precario, attualmente professore supplente in un istituto superiore di Sorrento, in attesa che esca un nuovo bando di concorso. L’altra metà della sua vita lavorativa la passa in un’emittente televisiva della zona, in cui si occupa della parte tecnica.

Ha studiato a Napoli, laureandosi in scienze storiche con indirizzo medievalistico-rinascimentale e la sua unica esperienza lontano dalla sua terra di origine è stato un Erasmus di tre mesi a Parigi. La sua formazione primaria è sullo studio dei documenti antichi, ricerca storica in archivi su tutto il materiale di quel periodo. Pur essendo appassionato, ha scelto di non seguire il percorso della ricerca, per avventurarsi in quello dell’insegnamento. Inoltre, con l’università, aveva fatto anche esperienza di radio. Però le opportunità lavorative sono arrivate prima di tutto dalle emittenti televisive e radiofoniche locali, e poi dalla scuola.

Per Savio «La situazione del lavoro al Sud non è semplice. Ciò che può fare un po’ la differenza è trovarsi nel posto giusto nel momento giusto. Si deve stare sempre sull’attenti, lavorando in attesa di qualcosa che arriverà – spiega – Non si lavora per guadagnare ma per il lavoro fine a se stesso. Persone che conosco, quando riescono a raggiungere il tempo indeterminato, si accontentano di poco, non dico che siano sottopagati, ma quasi».

Il pensiero di trasferirsi si era manifestato però: «Dopo l’esperienza dell’Erasmus, terminata la laurea, il pensiero di andare all’estero l’ho fatto. Sono scelte però che richiedono una certa dose di coraggio e per cui si è sempre un po’ indecisi. Bisogna raggiungere la consapevolezza del “vado e mollo tutto”. Nel tempo ho coltivato dei buoni contatti nelle emittenti televisive per cui lavoro, quindi non volevo perderli. Sicuramente però, quando arriverà il momento di fare il concorso nella scuola, mi impegnerò per farlo fuori dal mio territorio – racconta – Qui dove abito la situazione è bloccata, con graduatorie strapiene, tantissime persone che vogliono insegnare, concorsi molto affollati. In questo momento sto insegnando grazie proprio a una di quelle coincidenze che ho citato prima. Inoltre non sono condizioni facili: ogni mattina in auto mi faccio Napoli-Sorrento, quasi due ore per andare al lavoro. Lo scorso anno invece facevo lezione in due scuole: una al nord di Napoli e una al sud della città, un percorso non molto semplice da fare in poco tempo».

Il perchè del possibile trasferimento si trova anche in altre motivazioni: «Mi sposterei al Nord, sia per una questione di opportunità, sia per motivi ambientali sicuramente perchè il tenore di vita è migliore e ci sono una serie di fattori positivi al di là del lavoro. Un esempio è la mia ragazza, Manuela, che sta lavorando a Bologna, nel Comune in cui ha vinto il concorso: mi racconta che la vita è totalmente diversa rispetto alla nostra terra di origine. Anche solo il discorso di come ci si muove per andare a lavoro. Se da noi 20 minuti per andare al lavoro diventano un’ora e mezza, a Bologna sono sempre 20 minuti. La differenza tra Nord e Sud c’è e si vede. Nel servizio pubblico dei mezzi, ma anche nella pulizia stradale e in molti altri aspetti».

Ma cosa succede a chi rimane nel paese natio: «Noto in generale un adeguamento. Le persone che vanno via o che comunque riescono a raggiungere certi risultati non si accontentano. È come se il percorso naturale non ti dia la possibilità di crescere, anche nelle possibilità minime – conclude – Molti intraprendono carriere che non c’entrano nulla con i loro studi. Da un punto di vista di capacità sono in gamba nei loro settori, ma non hanno la volontà di spingere e andare oltre a ciò che gli è offerto».