Questioni di grembiule…

Questioni di grembiule…

9 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Quando la politica torna a parlare di scuola, è difficile che ne venga fuori qualcosa di utile e di sensato. Tutti i giorni ci sono migliaia di insegnanti che fanno il loro lavoro in mezzo a mille dificoltà e con stipendi inadeguati, studenti che si impegnano per completare il loro corso di studi pur temendo che tutto ciÚ non basterà a garantigli un futuro dignitoso, dirigenti scolastici che fanno salti mortali per far funzionare una struttura molto complicata.

Poi arriva il ministro dell’interno, che avrebbe tante cose a cui pensare sul piano del cosiddetto ordine pubblico, e pone al centro del dibattito il problema della reintroduzione del grembiule come elemento di disciplina e ordine. Non voglio neanche entrare nel merito della questione, a risolvere la quale c’è un bellissimo intervento di Gianni Rodari datato 1968 e che circola in questi giorni sui social. Ma mi chiedo se seriamente qualcuno può pensare che i molti e gravi problemi dell’istruzione nel nostro paese si possano ricondurre, anche per vie traverse, all’uso del grembiule. E dire che a voler essere seri di cose da discutere per affrontare il problema dell’istruzione ce ne sarebbero.

Per esempio, c’è il tema dei contenuti dell’insegnamento che ogni tanto riaffiora e si risolve in proteste, polemiche, appelli che poi si sgonfiano come se nulla fosse. Recentemente è toccato alla storia, che qualcuno vorrebbe ridimensionare nel piano di studi delle superiori. La proposta ha generato scandalo e timori per il futuro delle nuove generazioni.

Timori chiaramente giustificati ma che meritano anche qualche ulteriore considerazione, perchè se l’insegnamento della storia impartito finora ha prodotto i risultati che quotidianamente abbiamo sotto gli occhi, qualcosa che non va ci deve pur essere. Inoltre, quello che oggi tocca alla storia, in passato è toccato alla geografia, alla musica, alla storia dell’arte, che in un paese con un immenso patrimonio artistico non può essere la cenerentola della discipline e così via….

Insomma, poiché il tempo scolastico è limitato e di contenuti non ce ne possono stare pi˘ di tanti, occorre fare delle scelte. L’importante Ë che ci sia un progetto coerente di formazione.

Un altro esempio. La politica di tagli al personale scolastico, portata avanti da governi che consideravano i dipendenti pubblici come una massa di fannulloni, sta generando situazioni al limite dell’assurdo. Non solo si è tornati a classi molto affollate, quando tutti sanno benissimo che un numero consono di allievi è la prima regola per ottenere risultati soddisfacenti sul piano didattico.

Ma c’è stato anche un piano selvaggio di accorpamenti di scuole di vario ordine e grado all’interno di uno stesso istituto comprensivo, per cui accade che un preside – pardon, dirigente scolastico – si debba occupare di una materna, un’elementare, una scuola media, un liceo scientifico e un istituto nautico. Conosco personalmente presidi che si occupano di una dozzina di scuole e la faccenda si sta estendendo anche ai responsabili degli uffici scolastici territoriali, che spesso si muovono su varie province.

Non posso fare a meno di ricordare che, quando cominciai a insegnare negli anni Settanta, avevo un preside che conosceva per nome tutti gli allievi dell’istituto e sapeva anche dei loro eventuali problemi. Perdonate l’aneddoto autobiografico ma che mi pare significhi qualcosa. Forse cominciare a ripensare queste cose, i contenuti, l’organizzazione, le relazioni, potrebbe portare un contributo alla qualità della scuola. Ma c’è un problema. Affrontare il tema dell’istruzione in questo modo costa, denaro e fatica. Denaro per assumere più personale, fatica per pensare, fare progetti che tengano conto delle diverse esigenze di una società complessa e in rapida evoluzione.

Le scemenze sul grembiule invece sono gratis e, come tutte le cose che arrivano gratis, non servono a nulla.