Altro che barba. Qui servono i baffi per fare un filosofo!

Altro che barba. Qui servono i baffi per fare un filosofo!

16 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Francesco Gabbani in Amen osannava la barba del filosofo, che, come l’abito del monaco, ne è uno dei tratti distintivi. Sì, da sempre la barba ha caratterizzato il look dei più sapienti, dei saggi, di quei filosofi che sono considerati tali anche per quella loro aura di sapienza misticheggiante.

C’è chi, però, più che di barba preferisce parlare dei baffi e di quel loro valore intrinseco: è Pee Gee Daniel, al secolo Luigi Straneo, filosofo, scrittore e sceneggiatore di Alessandria.

Già fa strano pensare a un filosofo al giorno d’oggi: in più un filosofo dal look moderno e che al posto della tradizionale barba porta i baffi. Uno scandalo? In realtà no, come spiega l’autore nel suo nuovo libro, Il manuale dei baffi: storia, miti e aspetti pratici. Sua maestà il baffo, segno di riconoscimento, supporto psicologico, richiamo all’attenzione? Pee Gee Daniel ripercorre il ruolo del baffo nella storia dei tempi, analizzando personalità come Narciso, Superman, Arsenio Lupin, Stalin.

Chi sarebbero state queste persone senza i loro intramontabili baffi? O meglio: sarebbero state le stesse persone carismatiche, sarebbero state comunque icone? In fondo no, perché il baffo ammalia, porta con sé numerose suggestioni, in quanto prodotto di miti e tradizioni lontane.

Si dice che il baffo sia nato in ambiente arabo, ovviamente tra i sapienti, tra i filosofi. In realtà il baffo era diffuso ai tempi sia in Oriente che in Occidente.

Il baffo ha una portata filosofica davvero notevole, forse ancor più forte della barba. In un’epoca di hipster e a tratti bohémien come la nostra, come immaginare un Friedrich Nietzsche senza i suoi baffi Chevron, foltissimi, quasi alla Freddie Mercury e Magnum P.I.? Come pensare a Karl Marx senza la sua folta e lunga barba e i suoi baffi bianchissimi? O alle basette-baffo quasi imbarazzanti di Arthur Schopenhauer?

È il filosofo che fa il baffo o il baffo che fa il filosofo? Difficile rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa: l’iconicità di alcuni personaggi è così forte anche e soprattutto per quell’ammasso di peluria che portano sotto al naso. Che sia un baffo curatissimo o uno alla va là che vai bene, di certo l’essenza del baffo parla chiaro: il baffo fa già metà della persona. I baffi hanno un che di magnetico: catturano l’attenzione di chi ti guarda, sia in positivo che in negativo. Ma si sa, bene o male basta che se ne parli. Il baffo che ammalia perché sexy oppure quella peluria incolta e disordinata che ripugna dopo che si sporca durante i pasti. Insomma, il baffo cattura l’attenzione di chi guarda e stimola i pensieri. Il baffo è anche un elemento di aggregazione, crea quella che il filosofo Ludwig Wittgenstein (1889 – 1951) chiamava “somiglianza di famiglia”: tutti i bikers che si rispettino hanno un baffo- possibilmente a ferro di cavallo. Gli Hells Angels si riconoscono perché portano tutti il baffo, non uno di meno.

Il baffo è il miglior vestito dell’uomo e, come avrebbe detto Salvador Dalí, senza baffi l’uomo non è vestito correttamente…