Il welfare aziendale rimane semi-sconosciuto: poca attenzione per stress e problematiche psicologiche

Il welfare aziendale rimane semi-sconosciuto: poca attenzione per stress e problematiche psicologiche

16 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Il welfare, questo sconosciuto. ‘Workforce View 2019’ di Adp ha indagato il mondo del lavoro e dei lavoratori. Ossia, come i dipendenti percepiscono le problematiche attuali sul posto di lavoro e il futuro di questo mondo. In Italia, il campione era rappresentato da 1.400 unità. La ricerca ha posto in evidenza con il 32,5% dei lavoratori pensa che l’azienda non abbia il minimo interesse al benessere dei dipendenti e neanche allo stato psicologico/emotivo di chi produce. Il 36,9% dice che l’interesse c’è, ma che è superficiale. Appena il 22% ammette che vi sia abbastanza attenzione, l’8,2% che l’interesse è forte.

Virginia Magliulo, generale manager Adp Italia, spiega i numeri: “E’ preoccupanti vedere quanti dipendenti non si sentono a loro agio nell’aprirsi sulle proprie difficoltà. I problemi di salute mentale e psicologica sono spesso causa dell’assenteismo sul posto di lavoro e non c’è motivo per cui non dovrebbero essere trattati come una malattia fisica, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi”. Aggiunge: “La maggior parte delle aziende vuole davvero supportare i dipendenti, ma parlare dell’argomento non sempre è facile. Un buon inizio è dare l’esempio: se i dipendenti vedono figure di alto profilo che si aprono su questioni come lo stress e la salute mentale, ciò li aiuta a capire che anche loro possono farlo. Guidando i dipendenti in modo aperto e aiutandoli a sentirsi a proprio agio nell’affrontare eventuali problemi che stanno vivendo, le aziende possono creare una forza lavoro più motivata”.

Responsabilità dirigenziale, dunque. Alla domanda: ‘A chi ti rivolgeresti in azienda per parlare di un tuo problema di ansia o stress o psicologico?’. Il 25% dei dipendenti ha risposto che non ne parlerebbe con nessuno, appena il 15% con il proprio capo, il 60% con i colleghi. Il 15% degli intervistati ha però fatto sapere di subire stress tutti i giorni, il 20% di subire una pressione eccessiva per 2-3 volte alla settimana, l’8% arriva a 4-6 volte la settimana. Solo il 13% dice di non avere ansia o stress da lavoro. Si sale al 25% per gli over 55, si scende all’8% nella fascia 25-34 anni.

I settori dove lo stress è maggiore sono la vendita al dettaglio, la ristorazione, il tempo libero e i servizi finanziari (il 20% prova quotidianamente stress). Virginia Magliulo aggiunge: “L’organizzazione Mental Health Europe avverte come la promozione di una salute mentale positiva sul luogo di lavoro possa iniziare con la creazione di una cultura di apertura, dove il ‘come stai?’ diventi un normale argomento di conversazione. Occorre poi che l’azienda prenda un impegno serio a livello di governance, promuovendo attività in questo campo, per esempio con report e test che vadano a indagare sulla salute dei propri lavoratori, formando i datori di lavoro e i manager in modo che si studino, all’interno dell’azienda, percorsi personalizzati per i dipendenti che stanno vivendo un momento difficile e hanno necessità di supporto”.

L’Italia non è sola in questa crociata perché la situazione è simile negli altri Paesi. I polacchi sono i più stressati quotidianamente (25%), chi lavora in Olanda sostiene di non provare mai stress (22%). In Germania, appena il 4% dice di sentirsi tranquillo sul posto di lavoro. La fascia 16-34 anni, in Europa, dichiara che non avrebbe problemi ad ammettere con capo e colleghi un problema di stress psicologico (78%); scendiamo al 61% nella fascia d’età over 55.