Il Centro Italia da spartire

Il Centro Italia da spartire

16 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Ora che vivo in Centro, mi rendo conto che gli stessi residenti qui fanno fatica a dire quali sono le regioni che lo compongono questo centro Italia. Ogni tanto aggiungono l’Abruzzo, un pezzo dell’Emilia Romagna, qualcuno addirittura ci mette in Molise. Non so se lo fanno per sentirsi più ‘forti’ o per ignoranza geografica. Fatto sta che, per definizione, il Centro Italia comprende solo quattro regioni: Toscana, Umbria, Lazio e Marche. Non è una mia teoria, questa, ma la definizione che dà l’Istat, a cui si è adeguata anche l’Eurostat.

Forse la confusione è generata anche dal passato tumultuoso di questa parte d’Italia, i cui confini sono stati spesso spostati come piaceva ora all’uno, ora all’altro contendente. L’Emilia Romagna centro orientale, da Rimini fino a Bologna e Ferrara, per un periodo appartenne allo Stato Pontificio, che comprendeva anche Lazio, Umbria e Marche. I confini del papato, all’epoca, arrivarono addirittura a lambire Rovigo, ossia il Veneto meridionale. Ma certo, per la suddivisione di oggi, non possiamo certo prendere per buono lo Stato Pontificio, potente e tentacolare.

È interessante, però, scoprire che ci sono influenze linguistiche che vanno al di là della definizione di Centro Italia dell’Istat. La Romagna è considerata Nord Italia, ma linguisticamente ha legami con la Romagna Toscana (che prima era Granducato di Toscana e ora Toscana), la provincia di Pesaro e Urbino, storicamente da sempre nelle Marche, la linguisticamente galloitalica. L’Umbria settentrionale, con Città di Castello, ha fenomeni linguistici di tipo romagnolo (la palatizzazione di a tonica in sillaba libera, come nel dialetto toscano di San Sepolcro e nell’Alta Valle del Tevere). Sempre in Toscana, il dialetto di Massa Carrara e della Lunigiana somiglia all’emiliano, ma amministrativamente è sotto Firenze.

Con questo voglio dire che i confini geografici sono effettivamente solo un modo più comodo che l’Istat ha escogitato per le sue rilevazioni statistiche. Wikipedia ci fa sapere che di certo c’è soltanto che “il centro si è espanso verso nord sul versante occidentale tirrenico (dialetto toscano), mentre sul versante adriatico le vicende storiche dalla Pianura Padana hanno favorito le parlate galloitaliche, determinando uno sbilanciamento ovest-est del Nord Italia etno-linguistico a favore di quest’ultima zona”.

Anche l’Abruzzo, che al Centro spesso viene associato, in realtà fa parte del Sud perché è stato parte integrante del Regno delle Due Sicilie. E attenzione, infine, ai territori di Sora e di Gaeta, considerati Italia Centrale dal punto di vista storico, geografico, linguistico e culturale, ma che in realtà dovrebbero essere considerati Mezzogiorno visto che prima del 1860 erano anch’essi parte del Regno delle Due Sicilie.

Quando è stata unita l’Italia, questo mi pare chiaro, soprattutto il Centro è stato difficile da confinare a quattro sole regioni. Ed è anche il motivo per cui ci sono quelli che si sentono più del Nord e quelli che si sentono più del Sud. Quasi che qui non ci fosse una vera e propria ‘terra’, come invece è. Ma che appartenesse ancora un po’ a un signore e un po’ all’altro.