L’uomo che sapeva troppo

L’uomo che sapeva troppo

16 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

In memoria di Doris Day

di Elisa Torsiello –

I registi lo sapevano bene: bastava un primo piano sul volto di Doris Day alla ricerca di quegli occhioni grandi azzurri teneri, e quel sorriso gentile, rassicurante per conquistare lo spettatore. Un gioco facile, semplice, “a piece of cake” come direbbero gli inglesi. E inglese era uno dei registi che più hanno sfruttato le versatilità recitative di quest’attrice, venuta a mancare lo scorso 13 maggio all’età di 97 anni: Alfred Hitchcock. A Hitchcock non interessava l’immagine divistica con cui il pubblico era solito identificare i propri idoli sullo schermo; a lui serviva l’uomo fatto di carne e ossa, l’incunabolo di timori, debolezze e ordinarietà nascosti dietro quella maschera mediatica. Ecco dunque che alla figura della “ragazzina d’America” il maestro del brivido affida a Doris Day il ruolo di moglie annoiata e madre soffocata dalla paura e pronta a tutto pur di salvare il proprio figlio rapito in Marocco. “L’uomo che sapeva troppo” esce nelle sale nel 1956; remake dell’omonimo film diretto sempre da Hitchcock nel 1934 e sviluppato sulla falsa riga dei racconti facenti parte della collana letteraria intitolata “Bulldog Drummond Stories” (sorta di James Bond amatoriale) l’opera prende le mosse da un soggetto incentrato sul rapimento di un bambino e un’intricata rete di spionaggio a  livello internazionale.

A livello diegetico la storia non si discosta molto da quella del 1934. Dopo aver partecipato a un convegno a Parigi, il dottor Ben McKenna (James Stewart) porta moglie (Doris Day) e figlio a visitare le bellezze dell’Africa settentrionale. Giunti a Marrakech i tre fanno la conoscenza di un uomo misterioso, tale Louis Bernard, il quale inizia a far loro domande ben precise insospettendo Jo. Da quell’incontro partirà una spirale discendente fatta di ansia, tensione, omicidi e rapimenti. Nel tentativo di salvare il proprio bambino, i McKenna volano a Londra, ma lì i due coniugi sono messi di fronte a una decisione terribile: tacere quanto appreso nel corso della storia e salvare la vita del figlio, oppure rivelare alla polizia quello che sanno, proteggendo l’alto diplomatico straniero e perdendo per sempre Hank? Nella celebre, climatica, sequenza di dieci minuti all’Albert Hall con il suo urlo Jo riuscirà a sventare l’omicidio e sottrarre alla morte il diplomatico. Sempre la musica sarà lo strumento salvifico che trarrà in salvo Hank. Per localizzare il figlio Jo suona la stessa canzone che insieme al bambino aveva eseguito a inizio film (“Que Sera, Sera”). Hank riconoscendo il motivetto inizia, con la complicità della pentita Mrs. Drayton, a fischiettarlo, permettendo così al padre di portarlo in salvo.

“Que Sera Sera”, brano composto appositamente per il film, abbraccerà per sempre la carriera di Doris Day, mentre “L’uomo che sapeva troppo” farà brillare ancor più intensamente, senza spegnerla mai, la sua stella nel firmamento hollywoodiano. Il personaggio di Doris Day – Jo – si discosta dai ruoli precedentemente interpretati dall’attrice: solari, acute, sorridenti. Nel film di Hitchcock la mimica facciale fatta di smorfiette simpatiche lasciano spazio a lacrime pronte a rigarle il volto come fiumi in piena. Nessuna battuta, o gag, dall’alta carica ilare a segnare il film, ma un urlo potente, disperato, capace di fare la storia del cinema. È nella potenza vocale dell’attrice che si ritrova qui il suo punto di forza, stravolgendo il corso degli eventi e portare in salvo gli altri personaggi. Dopotutto sono quasi sempre le donne a condurre il gioco in Hitchcock e il personaggio di Jo non è da meno; in punta di piedi è riuscito a entrare nel cuore degli spettatori soprassedendo la sua controparte maschile, debole, inferiore, idiosincratica. Come tutti i personaggi hitchcockiani, anche Ben dovrà pagare per le sue colpe. La sua è quella di peccare di presunzione, presentandosi a tutti come “l’uomo che sapeva troppo”. Ancora una volta, dopo “Nodo alla gola” e prima de “La donna che visse due volte” (1958), il personaggio interpretato da James Stewart, l’uomo coraggioso che combatté in guerra e che con le sue recenti interpretazioni del cowboy pronto a tutto pur di vendicare, o trarre in salvo, i propri cari, viene qui relegato al ruolo di aiutante e non di protagonista. A tirare le fila della storia è Doris Day, la donna che faceva ridere l’America e il mondo intero, conquistando sullo schermo Rock Hudson e Cary Grant (“Il visone sulla pelle”, 1962). Con Hitchcock Day ha lasciato il proprio pubblico a bocca aperta e il cuore in gola. Non sorprende, dunque, se sulla bacheca di molti compare in questi giorni il video di lei seduta davanti a un pianoforte, intenta a cantare quel motivetto, “Que Sera, Sera”. Noi saremo lì, pronti come Hank, a fischiettare insieme a lei, per lasciarci trovare e farci rubare un sorriso, davanti a quei grandi, occhi blu. E il resto, “que sera, sera”.