Ungheria: il prezzo della natalità

Ungheria: il prezzo della natalità

16 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Federica Pirola –

Ero in una sala d’aspetto e, mentre sbuffavo per l’attesa, l’occhio mi è andato sullo schermo della tv. Il servizio sembrava interessante, ma troppo assurdo per essere vero. Veniva intervistato un uomo che diceva “Qui in Ungheria la gente fa sempre meno figli, quindi siamo fieri di fare la nostra parte”. E fin qui, tutto apposto – mi dico – , ma che cosa si intende con “fare la nostra parte”?

Beh, forse avrei preferito non saperlo, come si dice? Beata ignoranza. Tuttavia, meglio essere un po’ meno beate e conoscere che cosa succede nel mondo di oggi, il cui motto è “No”: “No all’immigrazione”, “No a un’Europa multiculturale ed etnicamente mista” ecc…

Nello specifico, ecco che vento soffia ultimamente in Ungheria:  

Come ha già anticipato orgogliosamente il signore, il tema è la natalità: in Europa, in generale, ci sono sempre meno bambini e dunque bisogna trovare una soluzione. Secondo il presidente dell’Ungheria Viktor Orbán, la risposta dell’Europa occidentale è stata la migrazione: “ Vogliono fare entrare tanti migranti quante sono le mancate nascite, in modo da fare quadrare le cifre”. Tutto un gioco di numeri insomma, mica di vite umane. Ma continua: “[…] dobbiamo essere di più, più cristiani, quindi ci servono più bambini ungheresi e in generale, secondo me, più bambini cristiani”.

Per raggiungere il suo obiettivo, molto specifico direi, il presidente ha presentato un programma che comprende una politica di forti agevolazioni ai mutui per le famiglie, aiuti e sconti anche per acquistare auto per le famiglie con i figli, prestiti agevolati in ogni campo per le nuove coppia sposate. Il prezzo? Avere almeno 3 figli. Se poi, una donna avesse anche 4 figli – e quindi ha fatto proprio bene la sua parte – sarà esentata dal pagamento dell’imposta sul reddito.

Così, sono molte le famiglie che sono entrate nel programma di punta del governo nazionalista, che sembra essere l’unica via per uscire dalle condizioni di miseria.  Numerose sono le testimonianze di persone contente di aver aderito a questo progetto, perchè ora hanno una casa grande, persino con il garage. Per esempio, non sembra essere turbata una giovane donna ungherese mentre afferma che entro 10 anni deve avere altri due bambini, altrimenti il patto salta. È la cosiddetta “legge del bimbo in attesa”, che di certo, così imposta, porta a dei sacrifici. Le donne infatti sono costrette a non andare più al lavoro, per badare ai piccoli. A tal proposito, sono illuminanti le parole della filosofa ungherese Àgnes Heller, che sostiene: “Il calo demografico è incontestabile, ma il potere risponde con un programma che riporta le donne a una divisione di ruoli che le ingabbia: madre a casa, padre al lavoro”.

La entusiasta adesione a questo programma sembra però avere delle ragioni storiche ( altrimenti, non si spiegherebbe…). Infatti, la più grande paura di questo popolo, da anni, è stata quella di scomparire, l’annichilimento. Nel centro-est dei confini ridefiniti da guerre e alleanze, la demografia è sempre stata un’arma politica, una questione di sicurezza nazionale. Già nel ‘700 il filosofo tedesco Johann Herder predisse che lingua e nazione magiare sarebbero state assimilate dai vicini popoli slavi fino a scomparire. Ecco dunque la politica di blindaggio dei confini e la conseguente spinta per le nascite interne. Un pensiero dunque ormai radicato nella maggior parte della popolazione ungherese.

Il tallone d’Achille dell’Ungheria viene così abilmente preso per fare leva sulla popolazione. Il racconto ufficiale infatti domina i mezzi di informazione e non permette obiezioni, alimentando la retorica della potenza mutilata, della lotta contro l’indipendenza e altri slogan nazionalisti.

Una politica dunque che non vorrebbe escludere nessuno, ma essere da sostegno per tutti. Eppure, hanno persino proposto di tagliare del 40% la pensione a chi non ha figli. Ma se uno è single? Se una coppia è sterile? È evidente che qualcosa non funziona e per questo molti hanno manifestato per le strade di Budapest. Qualcuno dunque è ancora illuminato, specialmente i più giovani, e potrebbe essere d’accordo con quanto sostiene la Heller: “La bio-politica fondata sull’ethnos è quanto di più vicino al razzismo possa produrre la società ed è un rischio per tutti”.

Forse era meglio non saperlo?