Elezioni del Parlamento Europeo: quale futuro per l’Unione Europea?

Elezioni del Parlamento Europeo: quale futuro per l’Unione Europea?

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il conto alla rovescia per le elezioni di questa domenica 26 maggio è iniziato. Tra regionali e comunali che si differenziano in base a regioni e città, per tutti è invece il voto per decidere, con i cittadini degli altri Stati membri, quali saranno i nostri prossimi rappresentanti al Parlamento Europeo. I dati dell’ultimo Eurobarometro però non sono incoraggianti: solo il 35% dei cittadini europei è sicuro di andare a votare, un terzo probabilmente non andrà, un terzo è tuttora indeciso. Negli ultimi cinque anni, diversi eventi hanno messo a dura prova la tenuta dell’UE: la crisi del debito e il salvataggio della Grecia, la gestione dell’immigrazione, l’ascesa dei populismi e la Brexit sono solo alcuni dei temi più scottanti. Queste elezioni europee saranno un banco di prova importante: l’affluenza alle urne sarà un segnale per valutare il rapporto tra l’Unione e i cittadini.

L’affluenza alle elezioni europee non è mai stata particolarmente elevata: nel 1979, solo il 62% degli aventi diritto si recò alle urne. Nel 2014, il dato era sceso al 43%. Questo numero nasconde variazioni significative a livello nazionale: si va dall’89% in Belgio e Lussemburgo, dove il voto è obbligatorio per legge, a Repubblica Ceca e Slovacchia, nelle quali meno del 20% degli elettori si reca alle urne. L’affluenza in Italia è sopra la media europea, ma è calata di quasi un terzo: dall’86% nel 1979 al 57% nel 2014. Il trend è in linea con il calo di partecipazione registrato nelle elezioni a tutti i livelli, ma risulta ancor più preoccupante alla luce del cosiddetto “deficit democratico” che affligge l’Unione. Il Parlamento europeo, in qualità di unica istituzione eletta direttamente, dovrebbe rappresentare i cittadini europei e proteggerne gli interessi, con l’esercizio dei suoi poteri. Un’affluenza così bassa, però, sembra suggerire che la percezione dei cittadini non sia in linea con queste ambizioni. La rilevanza del Parlamento europeo come istituzione pesa sicuramente sulla partecipazione elettorale. Il contesto politico nazionale, inoltre, influenza l’interesse e la consapevolezza degli elettori.

Le elezioni europee sono spesso definite “di second’ordine”. I cittadini sono più coinvolti e informati quando percepiscono che il loro voto ha un’influenza maggiore: i parlamenti nazionali hanno più poteri rispetto al Parlamento europeo, sono geograficamente e politicamente più vicini, e le loro decisioni hanno un impatto più immediato sulla vita quotidiana, almeno nella percezione prevalente. Il Parlamento Europeo, pur richiamando le assemblee nazionali nel nome, ha poteri legislativi e di controllo molto più limitati. È spesso percepito come un’istituzione marginale ed è quasi assente dalla copertura mediatica, in Italia come negli altri Stati membri.

Il sistema politico nazionale gioca un ruolo importante nelle elezioni europee: contribuisce a stabilire i termini del dibattito elettorale, influenza la percezione delle istituzioni europee e la rilevanza che queste hanno nella vita dei cittadini. Non esistono partiti europei, ma solo gruppi parlamentari: sono i partiti nazionali a presentare delle liste e ad affiliarsi a questi gruppi. I cittadini spesso non conoscono i candidati o i rappresentanti eletti, a parte alcune figure di spicco. La campagna elettorale europea è filtrata attraverso i partiti e i politici nazionali, e il voto alle europee diventa un voto all’operato dei partiti nel contesto nazionale, non europeo. La coscienza di un’identità europea può favorire una partecipazione più sentita; al contrario, una forte identità nazionale relega le elezioni europee in secondo piano.

Il Parlemeter, un sondaggio d’opinione semestrale dell’Eurobarometro, monitora le opinioni dei cittadini nei confronti dell’Unione Europea, del Parlamento e delle elezioni. L’ultima edizione, pubblicata a Novembre scorso, include alcuni dati interessanti sul supporto per l’UE e sulla percezione delle elezioni europee. In generale, il supporto per l’Unione Europea pare in crescita: più del 60% degli intervistati considera l’appartenenza all’UE un fatto positivo per il proprio Paese. Crescono anche l’interesse e la consapevolezza sulle elezioni in arrivo, anche se i risultati non sono esaltanti. Il 41% dei cittadini sa indicare con esattezza la data della consultazione, e quasi il 50% andrà certamente o probabilmente a votare. Il rovescio della medaglia è che il 44% degli intervistati non ha idea di quando si terranno le elezioni, e il 33% non voterà. L’Italia è decisamente in controtendenza rispetto alla media europea. Il supporto per l’Unione è in picchiata, e il 45% dei cittadini ritiene che il Paese non abbia tratto benefici dall’appartenenza all’UE. Emerge inoltre una diffusa sfiducia nella democrazia all’interno delle istituzioni europee e prevale la sensazione di “non essere ascoltati”. Infine, anche se gli elettori italiani sembrano seguire con interesse le elezioni europee, sono molto divisi sulla partecipazione. Quasi un terzo dichiara che non voterà, mentre solo 16% è sicuro di andare alle urne.