Frutta sieropositiva

Frutta sieropositiva

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Arance e banane infettate dal batterio dell’Aids. L’allarme, ciclicamente, ritorna a circolare sul web in varie lingue. È possibile? Chiunque sia stato attento durante l’ora di biologia alle scuole superiori si renderà innanzitutto conto che non esiste alcun batterio dell’Aids, ma tutt’al più un virus. E non dell’Aids, bensì dell’Hiv. Breve ripasso estremamente semplificato: l’Hiv è il virus dell’immunodeficienza umana. Questo virus (o, più propriamente, retrovirus) può causare l’Aids, ossia la sindrome da immunodeficienza acquisita. Una patologia contro cui la medicina ha compiuto enormi passi avanti, ma che fa ancora paura. E proprio da questa paura prendono forma le peggiori bufale.

Non essendoci stato alcun fatto reale, è difficile collocare con precisione nel tempo l’allarme per la frutta infetta. Probabilmente la storia ha almeno cinque anni e, come capita molto spesso con le bufale, ha conosciuto varie versioni. In un caso si era parlato per esempio di arance, provenienti dalla Libia, in cui sarebbe stato iniettato del sangue infetto da Hiv. A supporto della storia, la foto di un’arancia con le normalissime sfumature rossastre tipiche di certe qualità, spacciate invece per sangue. Le arance, secondo il raccontino che circolava sul web, sarebbero state scoperte dal servizio di immigrazione algerino dopo essere state importate dalla Libia. Questa versione appare spesso in lingua inglese: questo ci fa capire che le “fake news” sono un problema che va ben oltre i confini italici. È invece apparsa più spesso in italiano la storia delle banane infette, provenienti (secondo gli spacciatori di bufale) dal sud America.

In realtà, per fortuna, non esiste alcuna fonte minimamente attendibile che riporti una scoperta di frutta volutamente contaminata con l’Hiv. Ma non solo: come spiega il portale internazionale Snopes, con questo sistema non avverrebbe comunque alcun contagio. L’Hiv, infatti, fortunatamente sopravvive solo per breve tempo al di fuori dell’organismo umano e molto difficilmente della frutta di importazione con un piccolo contenuto di sangue infetto potrebbe trasmetterlo.

L’unica cosa di virale in questa storia, dunque, è la bufala. No all’allarmismo, sì a una corretta informazione sull’Hiv e sulle vere precauzioni per impedire i contagi.