“Il 26 maggio scelgo te”: quando la satira politica si fa coi Pokémon

“Il 26 maggio scelgo te”: quando la satira politica si fa coi Pokémon

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Dalle caricature della Francia post-rivoluzionaria alle imitazioni di Maurizio Crozza, passando (soprattutto da una decina di anni a questa parte) dal web: la satira politica ha conosciuto le forme più disparate. Anche in un panorama così ampio e vario, però, c’è chi riesce a distinguersi con qualcosa di estremamente curioso: la satira su base Pokémon. L’idea nasce da due giovani: Roberto Boccagna, 31enne di professione ricercatore in matematica, e Giuseppe Persechino, ingegnere informatico 28enne.

Dopo avere “memato” (come si dice in gergo) in altri gruppi, è nata la decisione di dedicare ai divertenti meme a tema Pokémon una pagina dedicata. Ed ecco servita “Politically retro”, community da oltre 40mila persone dove le grafiche anni Novanta dei videogiochi si affiancano all’attualità. «L’idea non era di certo nuova; esistevano già alcune pagine in cui si memava a tema Pokémon, sebbene i post riguardassero molto raramente la politica in senso stretto – raccontano i fondatori – In effetti, il gioco si presta molto bene all’adattamento satirico delle vicende nostrane, e ha il vantaggio di essere molto conosciuto dai ragazzi della nostra generazione.

Questa è la novità che abbiamo introdotto». Ma la satira non vuole solo fare ridere: «La politica è un sottofondo costante alla vita di ciascuno di noi; non le si può sfuggire, per il solo fatto di avere un posto nella società. Ci sembra dunque l’ambito forse più naturale per i meme. Inoltre, la rivisitazione in stampo videoludico di vicende politiche tragicomiche, o anche drammaticamente serie, crea spesso un contrasto grottesco su cui fondiamo il nostro umorismo. A questo proposito, la nostra speranza è che il pubblico riesca ad andare oltre la risata, con la pretesa che sia portato a riflettere sui temi che proponiamo». Del resto, con le elezioni imminenti, di politica è opportuno saperne qualcosa.

E la satira, a modo suo, fa la sua parte. «La satira politica condiziona grandemente l’opinione della gente, in questo non c’è nulla di nuovo. Ridicolizzare il comportamento o le dichiarazioni di un politico significa darne un giudizio, in modo fintamente implicito (basti vedere l’utilizzo sempre più ampio dei meme anche per le campagne elettorali, volti a screditare i partiti avversari). Dunque, sì, crediamo che i meme possano effettivamente orientare il voto delle persone, soprattutto dei giovani che utilizzano maggiormente i social e assimilano i contenuti, spesso estremizzandoli, che la rete propone».

Non di sola politica, però (per fortuna), vive l’uomo. Ecco allora che spuntano meme sul calcio, sulle ultime serie televisive, sugli argomenti di tendenza. «Prendiamo ovviamente spunto dagli avvenimenti più recenti – illustrano i creatori – Se un fatto è “memabile”, cerchiamo nel gioco una situazione, o un frame, che si presti bene all’adattamento: è il passaggio più creativo. Una volta d’accordo sull’idea, limiamo i dettagli e passiamo alla fase realizzativa, che non porta via molto tempo; le basi sono facili da reperire sul web, mentre lo sforzo grafico per la loro manipolazione è minimo».

Rispetto ad altri giganti presenti da maggiore tempo sul web, la comunità di “Politically retro” potrebbe apparire ristretta, ma i fan sono decisamente attivi: «Siamo per definizione una pagina di nicchia, poiché il nostro utente medio, oltre ad interessarsi di politica, deve avere familiarità con i Pokémon; tuttavia, questo pubblico ha accolto molto positivamente le nostre proposte fin dalla creazione della pagina. Spesso poi riceviamo proposte di meme dagli utenti, che a volte utilizziamo o riadattiamo; ciò dimostra un bel coinvolgimento da parte di chi ci segue». E le atmosfere, per ora, malgrado i temi caldi, sono serene: «Ci stupisce favorevolmente anche il fatto che, nonostante prendiamo quasi sempre di mira un particolare schieramento politico, attiriamo raramente commenti negativi. Ci piace credere che questo sia dovuto a una sorta di rispetto degli utenti, che su internet sono invece tipicamente molto severi».