Il “Dieci in amore” di Doris Day per i giornalisti

Il “Dieci in amore” di Doris Day per i giornalisti

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

La scorsa settimana è scomparsa Doris Day, alla bella età di 97 anni. Una morte serena, come si usa dire negli annunci funebri, la sua, senza risvolti drammatici, rassicurante.

Come rassicurante è stata la sua immagine di fidanzatina d’America, bionda, carina e dolce, senza le componenti sexy delle dive hollywoodiane della sua epoca. Un’immagine che ha finito per oscurare il suo talento, la versatilità che le ha consentito di interpretare brillantemente musical come IL GIOCO DEL PIGIAMA (era anche cantante), moltissime commedie sentimentali, ma anche parti drammatiche: indimenticabile come quella di protagonista in L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO di Alfred Hitchcock.

Ma c’è un film che non è stato citato o è apparso solo di sfuggita nei ricordi che i giornali hanno scritto nei giorni scorsi, che invece vale la pena di ricordare. Si intitola DIECI IN AMORE; il titolo originale è molto più significativo: TEACHER’S PET. Si tratta di una commedia sentimentale di equivoci, attrazioni imprevedibili e prevedibili soluzioni felici.

Ma l’ambiente in cui la vicenda nasce e si svolge è singolare. La professoressa Doris Day è un’insegnante di giornalismo in un corso universitario serale. Per un clamoroso equivoco si trova a insegnare il giornalismo a uno scafatissimo redattore che ha il piglio sicuro e un po’ beffardo di Clarke Gable.

Ovviamente sarà lei ha ricevere dall’allievo una lezione sul piano professionale, salvo poi impartirgliene sul piano sentimentale una sua, molto efficace, da dieci e lode, come recita il titolo italiano. Al di là delle schermaglie amorose e dei risvolti psicologici e culturali che affiorano nei personaggi, mi ha sempre colpito un aspetto del film: il contrasto tra chi pensa, come Doris Day, che la formazione culturale del giornalista sia indispensabile e debba avvenire in una scuola e chi, come Clarke Gable, disprezza questa scelta, certo che il mestiere si impara solo “consumando le suole delle scarpe”.

Negli anni attorno al 2000, in cui questo dibattito era molto vivo in Italia e molto si discuteva pubblicamente, ho partecipato, come direttore di una scuola universitaria di giornalismo (poi diventata un master), a seminari e convegni in cui giornalisti e rappresentanti dell’Ordine si confrontavano con docenti e coordinatori scientifici e didattici. Erano dibattiti anche accesi perché sul tappeto c’era l’ipotesi, poi accettata, che l’ammissione e la partecipazione ad alcune scuole valesse come praticantato.

Ebbene, spesso nei miei interventi citavo e raccontavo, tra la sorpresa generale, proprio la storia di DIECI IN AMORE, un film che molti giornalisti non conoscevano, raccomandando ai miei “avversari” di non sentirsi troppo dei Clarke Gable, di liberarsi del mito del consumatore di suole, di ricordare che la lezione che Gable infligge alla sua prof è solo una faccia della medaglia, che la biondina messa in imbarazzo nelle aule universitarie avrà modo di rifarsi e che la sua vittoria non è solo “in amore”, è nella vita.

Ora i tempi sono cambiati, le nuove tecnologie, le nuove strutture di produzione e le nuove forme di consumo dell’informazione hanno cambiato radicalmente il panorama del giornalismo e il problema dell’accesso alla professione si è modificato e forse ancor pi˘ complicato.

Ma a tutti i giovani praticanti, studenti o aspiranti coinvolti nel grande sogno del giornalismo io mi sento di dare un consiglio: date un’occhiata a questo vecchio film dimenticato e cercate di riconoscere nell’ambiente che frequentate i vari Clarke Gable e anche qualche Doris Day.