In memoria di Niki Lauda: Rush di Ron Howard

In memoria di Niki Lauda: Rush di Ron Howard

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Per la sua ultima corsa Niki Lauda non ha bisogno di un casco che lo protegga. Davanti a lui neanche una bandiera che sventola; la sua ultima corsa è iniziata da sola, senza oggetti o segnali che ne indicassero la partenza. Eppure il pilota continuerà a sentire l’adrenalina, a correre a centinaia di chilometri all’ora  per altre curve, altri circuiti. Andreas Nikolaus Lauda, detto Niki, è venuto a mancare nella serata del 20 maggio a 70 anni. Tante le vittorie, tante le gare impresse negli annali di storia, tanto il coraggio e il senso di determinatezza infuso nei propri appassionati dopo quel terribile incidente del 1976 al circuito del Nurburgring da cui, seppur colpito nel fisico e nel volto, uscì più forte che mai nell’animo. Una rinascita, la sua, da araba fenice, talmente sorprendente da diventare materiale perfetto per il cinema, finestra immaginifica sul reale.

Nasce così nel 2013 “Rush”, film diretto da Ron Howard (su una sceneggiatura di Peter Morgan, coppia che aveva già collaborato per dar vita un altro storico scontro nel film “Frost/Nixon”) e dedicata alla storica rivalità tra il pragmatico e strategico Niki Lauda e il playboy britannico James Hunt. Giro dopo giro, gara dopo gara, Howard ci accompagna a scoprire il rapporto di amicizia e sfida che ha legato questi due piloti. La storia di Lauda chi è un vero tifoso della Ferrari la sa a memoria. Per i meno appassionati il pilota è forse ricordato per il terribile incendio che investì la sua autovettura a pochi giri dall’inizio del Gran Premio di Germania, con viso e corpo in preda alle fiamme. Hunt è passato agli annali della storia più per la vita sregolata fatta di sesso, alcool, droga e pappagallini, che per le vittorie in Formula1, nonostante un campionato lo abbia vinto proprio in quell’annus horribilis del 1976.

Nell’arco di due ore Ron Howard riesce a concentrare sei anni di onorata rivalità tra Lauda e Hunt, lasciando da parte la cronaca sportiva per indagare a fondo le paure e i momenti di gioia dei due protagonisti nelle vesti di uomini e non di sportivi. In questa analisi introspettiva, Hunt – un Chris Hemsworth svestitosi dei panni di Thor – viene immortalato prima di ogni gara a vomitare a bordo pista per la troppa tensione, mentre Lauda – l’eccellente Daniel Bruhl – impaurito e preoccupato per le condizioni della pista dopo il nubifragio che ha inondato Nürburgring, cerca in tutti i modi, sulla spinta di un nefasto presagio, di far annullare quella gara che gli segnerà volto, vita e carriera.

Poli che si attraggono tentando di annullarsi; lo Ying e lo Yang dell’essere piloti; una rivalità sportiva e una specularità psicologica quella che univa e distaccava Lauda e Hunt colta da Howard in ogni singola inquadratura e tradotta in ogni parola. Lo sceneggiatore commuove e strappa qualche sorriso allo spettatore, regalando dialoghi che racchiudono nello spazio di una pagina di sceneggiatura personalità opposte e dicotomiche. Da una parte Lauda, serio, edito al proprio lavoro, freddo, tanto da risultare scontroso e presuntuoso; dall’altra Hunt, scherzoso, amante della vita e di tutti i vizi immaginabili e possibili. Riprese ristrette, primi piani silenziosi eppure colmi di mille parole, fotografia dalle tonalità vintage; quelle percorse dalle auto dei protagonisti non sono piste automobilistiche, ma sistemi binari, due facce di una stessa medaglia. E a unire queste due metà è uno spirito di sopravvivenza misto all’esigenza di vittoria. Il rombo dei motori si mescola a quello di battiti cardiaci, mentre l’adrenalina sostituisce la benzina. La Formula 1 in “Rush” non è altro che un pretesto, per indagare un mondo scintillante, eccessivo, fatto di uomini unici e spericolati che passano la loro esistenza tra velocità, donne, champagne e morte.