Quando una ‘erre’ fa la differenza

Quando una ‘erre’ fa la differenza

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Parlavamo di Lega l’altro giorno. Ricordavamo i tempi in cui il Carroccio pareva dover fare davvero la rivoluzione, attraverso la secessione, salvo poi fermarsi al confine del Po. Era, quella, la squadra del ‘senatur’ Umberto Bossi, dell’acqua sacra e dei raduni oceanici a Pontida. Se la paragoniamo alla Lega di oggi, la Lega Nord di ieri pare un ‘agnellino’. Tante parole e pochi fatti. Nessuna capacità di attrarre oltre il Po, anche perché proprio quel fiume pareva dividere il mondo civilizzato – la Padania – con il resto d’Italia.

Tutto il contrario della Lega di Matteo Salvini oggi, che ha capito come proprio al Centro e al Sud ci siano bacini elettorali fondamentali per conquistare consensi e andare al Governo. Niente più crociate contro i meridionali, ma contro gli immigrati. L’Italia che torna a essere penisola unica, tanto è vero che uno degli slogan più utilizzati dal vice premier è ‘Prima gli italiani’. Ma questo non vuole essere un articolo in cui si analizza la Lega. Parlando con chi è del posto, del Centro Italia dunque, è venuta fuori una cosa divertente. Ossia, l’incapacità a pronunciare in modo naturale la parola ‘terun’, utilizzata da Bossi e i suoi, ma non solo. Il ‘terrone’ al Nord ha una ‘erre’ sola’, mentre chi vive al di sotto del Po (ci risiamo) parla di ‘terrun’, con una pronuncia che fa tanto ridere. Insomma, viene fuori la poca abitudine a definire tale chi viene dal Sud.

Una ‘erre’ può davvero segnare la differenza tra diversi territori. Una ‘erre’ che in questo caso sa di accoglienza. A Milano e Torino la parola ‘terun’ è grosso modo vecchia 50 anni, visto che venne coniata tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 quando tanti operai si spostavano dal Meridione verso le grandi fabbriche del Nord per lavorare e venivano apostrofati proprio così, come ‘terun’, ‘terroni’. Questo modo di chiamarli ha purtroppo resistito a ogni stagione politica. Anche se oggi non esiste quasi più un torinese o un milanese purosangue, si continua ad avere questa idea di chi arriva dal Mezzogiorno. Attenzione, però, perché sono gli stessi meridionali trapiantati al Nord che a volte accolgono altri meridionali con questo nome dispregiativo. E non sono pochi quelli che fanno ironia chiamandosi da soli ‘terroni’, quasi che fosse in realtà un titolo che li distingue dagli altri, dai ‘polentoni’.

Resta, per quel che mi riguarda, questa ‘erre’ nella pronuncia a distinguere chi sa accogliere e chi magari lo fa in nome del Dio lavoro, ma storcendo il naso. Una ‘erre’ che fa tutta la differenza del mondo.