Sul “Decreto sicurezza-bis” le perplessità dell’ONU e del Colle

Sul “Decreto sicurezza-bis” le perplessità dell’ONU e del Colle

23 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Non è la prima volta, dall’insediamento del Governo, che le Nazioni Unite puntano il dito sull’operato dei gialloverdi rispetto alle tematiche delle migrazioni e, più in generale, dei diritti umani. Lo scorso settembre Michelle Bachelet, aprendo per la prima volta i lavori del Consiglio ONU per i diritti umani da Alto Commissario, ha annunciato che in Italia sarebbe stata inviata una missione a causa del “Forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom”. Nell’identificare come responsabile politico proprio il Governo a guida Lega – 5 Stelle Bachelet aveva sottolineato che, anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo su quella che è universalmente considerata “la rotta più letale al mondo” è diminuito, il tasso di mortalità è aumentato in modo drastico.

Otto mesi dopo le Nazioni Unite ritornano a considerare l’Italia un osservato speciale, sottolineando ancora una volta come i recenti provvedimenti del Governo vadano a ledere i diritti umani fondamentali e, in particolare, quelli dei migranti. A suscitare le perplessità dell’ONU, che lo scorso 15 maggio ha inviato una nota all’ambasciatore Lorenzo Carnado, rappresentante per l’Italia presso l’ufficio dell’organizzazione internazionale a Ginevra, è stata la bozza del “Decreto sicurezza-bis” voluto dal Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Le dieci pagine della nota contengono le osservazioni di sei relatori esperti dell’Alto Commissariato in materia di diritti umani, razzismo, trattamenti inumani e degradanti, tratta di donne e bambini, xenofobia.  

Il diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale”, si legge nella nota, “Esortiamo le autorità a smettere di mettere in pericolo la vita dei migranti, compresi i richiedenti asilo e le vittime della tratta di persone, invocando la lotta contro i trafficanti”.

A finire nel mirino delle Nazioni Unite sono state, in particolare, la politica di criminalizzazione delle ONG che operano nel Mediterraneo con l’introduzione di pesanti multe per chi salva le vite in mare e le violazioni del principio di non respingimento.

Le sanzioni alle ONG, che prevederebbero il pagamento di multe di oltre mille euro, violano i trattati internazionali sulla salvaguardia della vita in mare, in particolare quella di Londra del 1914 e quella di Amburgo del 1979, mentre il principio di non respingimento è uno degli elementi chiave della Convenzione di Ginevra sui diritti dei rifugiati. Secondo l’articolo 33 della Convenzione a un rifugiato non può essere impedito l’ingresso sul territorio né può essere deportato, espulso o trasferito in Paesi in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate. Gli accordi con Paesi che notoriamente violano i diritti umani o, nel caso della Libia, failed State incapaci di garantire la sicurezza dei loro stessi cittadini, sono l’esempio più lampante di come la politica dei “porti chiusi” non faccia altro che mietere vittime innocenti.

Nonostante le gravissime accuse, che non trovano precedenti nella storia del nostro Paese come membro delle Nazioni Unite, la risposta del Viminale si è mantenuta sui toni a cui siamo stati abituati negli scorsi mesi: “Un organismo internazionale che costa miliardi di euro ai contribuenti, che ha come membri la Corea del Nord e la Turchia, regimi totalitari, e viene a fare la morale sui diritti umani all’Italia, a Salvini per il decreto sicurezza, fa ridere, è da Scherzi a parte”, ha dichiarato il Ministro dell’Interno dalla Fiera di Verona.

Il decreto è stato poi discusso e respinto durante il Consiglio dei ministri convocato il 20 di maggio in tarda serata. Sembra che il rifiuto sia stato il frutto di un intervento del Presidente della Repubblica, che avrebbe segnalato al premier Conte le stesse criticità già messe in evidenza dalla nota delle Nazioni Unite.