Sul caso Fazio a guadagnarci sarà… Fazio

Sul caso Fazio a guadagnarci sarà… Fazio

30 Maggio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Sul caso-Fazio che imperversa su tutti gli organi di informazione e nelle chiacchierate al bar, ho un’opinione che potrà sorprendere qualcuno ma sulla quale sono disposto a scommettere.

Scommettiamo dunque la classica pizza che alla fine di questa penosa vicenda chi ci guadagnerà sarà proprio Fabio Fazio, non in denaro, ma in prestigio e qualità del proprio lavoro.

Per spiegare il perché di questa mia previsione, occorre fare qualche passo indietro nel tempo. Conosco abbastanza bene Fazio, nelle sue grandi capacità professionali e nel suo carattere puntiglioso, per capire come è nato, qualche anno fa, il suo passaggio alla prima serata di Rai1.

Dopo il successo di CHE TEMPO CHE FA sulla terza rete, uno spazio che molti anni prima gli era stato affidato quasi come una punizione e di cui aveva fatto un cult, aveva preteso una sorta di promozione. La pretesa era ben pagata, come sottolineano i suoi critici, ma anche assai redditizia per la Rai, come ribattono i suoi sostenitori, e non nasceva solo da considerazioni economiche.

Fazio si è sempre ritenuto un uomo simbolo del servizio pubblico, ha sempre considerato la Rai come casa sua, un mondo in cui è entrato ragazzo, è cresciuto, ha avuto successo, ha inventato un modo di fare televisione. La prima serata domenicale della rete ammiraglia rappresentava la consacrazione, il riconoscimento di questo suo ruolo nella storia della Rai. Ma nella realizzazione di questa giustificata ambizione si trascurava un elemento, un tassello importante. La serata di domenica, “la sera del dì di festa” come la chiamava Qualcuno, non è un momento come un altro, ha una sua identità sociale che anche i palinsesti devono rispettare.

È, storicamente, il momento dei grandi sceneggiati, più recentemente di fiction molto popolari, comunque di qualcosa di eccezionale, capace di generare attesa, aggregazione. CHE TEMPO CHE FA, pur con tutti i suoi meriti, con i suoi spunti di intrattenimento originale, con i suoi appuntamenti di rito (il monologo della Littizzetto), è un programma di interviste, anche in grado di coinvolgere personaggi inarrivabili per le altre trasmissioni, ma pur sempre interviste. Insomma manca il carattere di festività che quello spazio pretende.

Andava benissimo per Rai3 e per la sua linea sperimentale, meno per la classicità di Rai1. Il 15 o 16% di share era non sufficiente ma ottimo per un prodotto di questo tipo, ma non sarebbe mai potuto diventare la domenica sera degli italiani. Per questo dico che il passaggio a Rai 2 è una bella idea. Rai 2 è la rete che negli ultimi anni, anzi decenni, ha subito la più evidente crisi di identità e che ora sta cercando di ritrovarla sotto la guida di un guru della tv come Freccero.

In questo terreno vergine, lontano dalle esigenze di ecumenicità della prima rete, con un direttore creativo e senza equilibri politici da rispettare, anche Fazio potrà ritrovare la sua brillante inventiva. Nel frattempo la direzione di Rai1 avrà la sua bella gatta da pelare nel cercare cosa mettere al posto di CHE TEMPO CHE FA, perché ritrovare una fiction che funzioni, un nuovo MEDICI IN FAMIGLIA non è facile e comunque costa come 10 Fazio, continuare sulla strada del talk divertente richiede la presenza di un gruppo autoriale e di un conduttore con una qualità che non vedo da nessuna parte. Questa è la mia previsione, su cui sono disposto a scommettere.

Poi, siccome ogni medaglia ha il suo rovescio, c’è l’altro aspetto del problema, quello politico, indecoroso: il fatto che in questa faccenda sia entrato pesantemente il ministro degli interni con le sue (diciamo così) esternazioni.

Ma anche questo è istruttivo: provate a pensare cosa accadrebbe a un ministro del pur oggi sgangherato governo inglese se si permettesse di criticare e far licenziare un conduttore della BBC. Il giorno dopo dovrebbe cercarsi un altro lavoro e ne troverebbe a fatica uno da lustrascarpe, vista la fama che lo accompagnerebbe ovunque. Ma qui siamo in Italia e, come cantava Renzo Arbore, “no, non è la BBC, questa è la Rai, la Rai tv”.