“E il naufragar m’è dolce in questo mare”

di Federica Pirola –

200 candeline per l’Infinito di Leopardi. Il 28 Maggio è stato il compleanno di uno dei più celebri e preziosi sonetti della nostra letteratura. In suo onore, si è organizzato un flash-mob degli studenti di tutta Italia che hanno recitato insieme la poesia, nella piazza di Recanati, culla del poeta.

Ma perchè tutto questo per una poesia? Beh, cari lettori, perchè la cultura salva, specialmente nel periodo storico che stiamo vivendo.

Quella poesia, che almeno una volta tutti hanno sentito, infatti, è stata scritta in primis da un uomo. Un uomo che ha vissuto con una “quieta speranza” la sua giovinezza, ha sofferto la sua maturità e ha voluto salutare il mondo crudele con l’immagine di un fiore, la ginestra. Proprio per questo, la sua poesia è rivolta a tutti noi, sopratutto ai giovani. Già nel 1823 aveva scritto nel suo Zibaldone che i giovani soffrono più dei vecchi per “l’impossibilità di adoperare sufficientemente la forza vitale.” Non descrive forse la condizione in cui molti ragazzi si ritrovano oggi, nel 2019? Mi riferisco agli  adolescenti che non sanno dove e come incanalare la propria forza interiore, che si sentono abbandonati dallo Stato, che vedono la vita attraverso lo schermo del telefono. I giovani sono il futuro del paese e dunque bisogna tenere conto della loro natura, malleabile, incline a virare nella direzione sbagliata. In una lettera a Pietro Giordani, Leopardi scriveva: “Umilmente domando se la felicità dei popoli si può dare senza felicità degli individui.”. Gli individui siamo noi, prendiamone consapevolezza.

Insomma, vi ho un po’ convinti che il nostro Giacomo non era semplicemente il pessimista di turno che ce l’aveva con il mondo? Bene, allora, se riprendiamo l’Infinito, il festeggiato,  scopriamo che parla di una siepe, oltre la quale l’occhio non riesce a guardare. È un confine, netto, che blocca: non sembra dissimile ai muri che si innalzano oggi ( nel vero senso del termine, vedi Trump) o alle frontiere culturali che ognuno erige nella propria testa? Nel mondo di oggi, questi confini sembrano l’unica risposta ad ogni problema: per la sicurezza del paese, per il lavoro e tanto altro. Meglio stare tranquilli nel proprio orticello. E allora ecco risuonare le parole di Leopardi, un urlo che sembra rispondere alla situazione che oggi viviamo. Lui scriveva in una lettera: “Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero.”. Lo so, forse può risultare un mattone, pesante da digerire, ma un po’ di ragione ce l’ha, no?

Ritornando all’Infinito, di fronte a quella siepe, al giovane Giacomo non resta che immaginare gli “spazi al di là di quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete”. L’immaginazione sembra essere l’unica risorsa per poter andare oltre: oltre i pregiudizi, oltre le opinioni spacciate per verità. Siamo tutti invitati a utilizzare la nostra testa per risolvere le criticità odierne e vedere la cultura come motore del cambiamento. Qualcosa del genere è stato fatto a Roma propri in questi giorni: mani ignote hanno affisso decine di manifestini che riportano sonetti di celebri poeti, su alberi, pali, varie strade. Sui muri imbrattati di scritte con simboli di Forza nuova e svastiche si sono messe delle poesie. Niente violenza, nessuna rivolta, solo la voce di Shakespeare, Ungaretti e molti altri. Questo gesto sancisce la vittoria della cultura sulla brutalità.

Per questo anche oggi è giusto festeggiare l’Infinito: le poesie sanno essere profetiche. Dovremmo tutti metterci di fronte alla nostra siepe e provare a pensare un po’oltre. Non c’è da avere paura, qualcuno l’ha fatto prima di noi e ci ha rassicurato dicendo : “E il naufragar m’è dolce in questo mare.

L’intento dell’articolo non è di politicizzare ciò che politico non è, ma ringraziare uno dei più grandi poeti che 200 anni fa ha scritto un testo immortale.

Grazie Giacomo.

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