La Lega vince regionali e europee. Ferrara, PD: “Ora isolati da tutti”

di Alessandro Pignatelli –

Elena Ferrara, ex senatrice piemontese del Partito Democratico, si ritrova nella regione che fino all’altro ieri era ancora della sinistra, prima che Cirio sfruttasse l’onda lunga salviniana andando a conquistare Torino, la Regione. Dice: “Non è la prima volta che da queste parti assistiamo a un’ondata leghista. Più o meno da una trentina d’anni, siamo riusciti a creare l’alternanza. Penso che in queste ultime elezioni abbiano prevalso alcuni temi come quello della Tav, capace di condizionare il voto. Prima l’Alta Velocità aveva aiutato l’avanzata dei 5 Stelle, ora la Lega”.

Cirio nuovo presidente, Chiamparino però non è bocciato: “Non è mai stata messa in discussione la sua buona amministrazione. Conoscendo un po’ il nuovo governatore, posso dire che è un vero uomo di centrodestra, di Forza Italia però, non della Lega. Ci auguriamo che il Piemonte non venga compromesso finanziariamente e a livello programmatico come era capitato invece con Cota, l’uomo del centrodestra che ha preceduto Cirio”.

Dal Piemonte alle Europee il passo è breve: “Al Parlamento europeo siamo sempre più isolati. Mi auguro, però, che Cirio – governando in una regione di confine – possa interagire proprio con l’Europa. La buona notizia è il sovranismo non ha rotto gli argini, come si temeva. Il Piemonte può contare molto se Cirio riuscirà ad andare al di là delle montagne della parte occidentale della regione”. Si accelererà ora la richiesta di autonomia? “Anche la sinistra si era fatta attrarre dall’idea del federalismo. Io sono un po’ scettica perché penso che alcuni argomenti – come l’istruzione – debbano restare nazionali. E altri – come il turismo – debbano tornare italiani e non regionali”.

In questo alternarsi tra Europa e Piemonte, Elena Ferrara aggiunge: “In Europa, mi auguro che l’Italia non segua le posizioni di Matteo Salvini perché per il nostro Paese essere in Europa è fondamentale in tanti settori”. Per ora, si tira un sospiro di sollievo a sinistra: “Molti pensavano che l’Europa si potesse schiantare, ora è il momento invece di fare riflessioni. Lo stesso Cirio deve capire che l’Europa va rinforzata, non minata”.

Ferrare elogia il voto italiano: “Si pensava che non ci saremmo interessati ai temi europei, invece non è stato così. Il voto c’è stato, la speranza è che i giovani si impegnino sempre di più per una vera Unione europea”. Le amministrative hanno dimostrato che gli italiani hanno capito anche come si debba votare la persona più che il partito a livello locale: “Sì, finalmente abbiamo appreso la lezione”.

Un’analisi, infine, sul Pd, primo partito nelle grandi città: “In alcuni contesti, come Torino e Roma, la gente ha compreso che il cambiamento non c’è stato, come gli era stato promesso. E ha votato di conseguenza. Milano è un esempio, l’amministrazione è un modello, sia nel centro sia nelle periferie. Certo, io che vivo più in provincia, ho assistito di meno alla risalita dei Democratici, ma ci daremo da fare”. Sarà mica vero che nelle periferie la Lega ha fatto bene perché loro sono il vero partito di sinistra oggi? “E’ una delle loro tante boutade. Il Pd deve riflettere su come comunica, su come intercetta la complessità dei fenomeni. E’ facile conquistare la gente con gli slogan, ma sono le riflessioni profonde quelle che servono davvero. Io penso che il livello culturale influisca pesantemente su come si vota. Chi non si pone tante domande, vota i un modo; chi lo fa, in un altro. Però gli italiani hanno dimostrato in queste elezioni, a tutti e tre i livelli, di non essere dei faciloni”.

Un’ultima riflessione: “La cosa peggiore è l’assenteismo e, purtroppo, un calo c’è stato. Probabilmente determinato dai tanti delusi che avevano votato Movimento 5 Stelle sognando un cambiamento che poi non c’è stato. Anzi. Ma ora è il momento di impegnarci tutti, di guardare avanti. Sperando che Piemonte e Italia non debbano assistere ad altri danni oltre a quelli già visti”.

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