Il caso Salvini

di Michela Trada –

Il voto europeo e regionale ci ha messo di fronte a verità palesi ed inequivocabili: la Lega Nord è diventata ufficialmente la Lega del Sud, Il Movimento5Stelle si è sciolto come un cerino al sole e la Sinistra ha fatto la fine della seconda parte della canzone di Giorgio Gaber. Tutti a gridare allo scandalo, ad urlare “ma chi ha votato Salvini”: un film già visto se pensiamo al successone di Berlusconi degli anni Novanta (ai seggi però nessuno ammetteva di mettere la “x” sul simbolo di Forza Italia), ma ancor più estremizzato. Eppure i numeri sono numeri, il diritto alle urne è universale e il popolo ha dichiarato il proprio verdetto.

Ma come ha fatto la Lega, in meno di due anni, a diventare il primo partito nazionale? Con una strategia di marketing perfetta. Tra troll, fake e botta e risposta sui social Salvini ha costruito dal basso il proprio impero rivolgendo il suo sguardo non agli “illuminati”, ma ai comuni mortali. Una escalation alla Trump fatta di proclami, sfuriate e gesti eclatanti postati e ripostati da mass media, comunicatori e simpatizzanti.

C’è da chiedersi, dunque, come abbia fatto il Pd, che ha governato per anni il Paese, a non accorgersi che le regole del gioco stavano cambiando sotto il proprio naso e a non aver provato nemmeno a sto giro a cambiare registro. Solo +Europa sembra aver capito l’antifona affidandosi ai giovani e ad un ribaltamento totale del politichese fatto per pochi. Prendendo in prestito l’analisi fatta nei giorni scorsi da Marco Montemagno, vediamo nel dettaglio alcune motivazioni del trionfo salviniano.

Il buon Matteo ha una comunicazione semplice, comprensibile da tutti; è spontaneo, almeno in apparenza, e questo fa si che le persone lo reputino sincero e sempre dalla parte del popolo e degli italiani. Inutile che ce la cantiamo: la gente ha bisogno di credere in qualcosa e in qualcuno e lui, con i suoi cambi di felpe e le sue dichiarazioni nazionaliste, ha dato un punto di riferimento ai malcontenti. Una comunicazione di prossimità sottolineata in ogni tour elettorale, perché a parlar dei massimi sistemi ci pensano già gli altri, mentre al quartiere quasi nessuno. 

Le elezioni si vincono sui social e su Internet? No di certo, ma se la tecnologia viene usata da cassa di risonanza e non per mandare schede elettorali su messenger il suo potere diventa davvero enorme. L’Italia dovrebbe riguardare alla propria Storia e fare un’attenta analisi del qui e ora. 

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